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By Auteur inconnu

Dov'è, nobil Donzella,

Quel tuo rigido orgoglio?

Dove quel cor di scoglio?

Non sparger di rossor la guancia bella,

Tu se' d'Amore ancella.

A i confusi sembianti,

Or di pallor dipinti,

Or di vermiglio tinti,

Agl'inquieti ognor guardi tremanti

Si conoscon gli amanti.

Né avere a schivo déi

L'almo amoroso impero:

Troppo è dolce e leggiero

Il giogo, e tu del par trattata sei

Con gl'Immortali Dei.

Alma selvaggia e dura

Amor tien cosa vile;

Uno spirto gentile

Altra che Amor non ha norma e misura,

E in lui sol s'assecura.

Or che l'amabil senti

Fiamma d'Amor nel petto

Ed il suo dolce effetto,

Di': non val più di mille altrui contenti

Uno de' suoi tormenti?

Pur de' suoi dolci incendi

Tutti i piacer' non sai,

Ma tu, schiva, i bei rai

Volgi altrove, e i miei detti a gioco prendi,

Perché ancor non m'intendi.

A che, dimmi, pensavi

Dato t'avesse il Cielo

Sì adorno e gentil velo,

Spirto sì degno, e tanti almi soavi

Modi giocondi e gravi?

Perché sentisse solo

Altri d'Amor l'arsura?

E tu lieta e secura,

Ti stessi in mezzo all'amoroso stuolo,

Senza parte del duolo?

Ringrazia Amor cortese

E i suoi dolci legami.

Per colui, ch'or tant'ami,

Quante altre furo inutilmente accese,

Né giovò far difese.

In più grato martire,

Dal remoto Oriente

Girando in ver' Ponente,

Lo stesso occhio del Sol non vien che mire

Giovanetta languire.

So che le sante muse

Son tua delizia e pena

E che dell'aurea vena

Esse tutte han le grazie in Te diffuse,

Che a pochi dar son use.

Ma forse non poteo

Amor con le fort'armi

All'opre sue da i carmi

Volger le Muse? e madre egli non feo

Urania d'Imeneo?

D'Apollo avrai ben letto

Come per Dafne egli arse,

E pianti e grida sparse,

Poiché le fronde del mutato aspetto

D'ornarsi ebbe diletto.

E son pur quelle fronde,

Di cui pregiansi i vati,

E ond'hai tu i crini ornati,

Mentre del Po cantando in sulle sponde

L'aure innamori e l'onde.

Ma già strepito io sento

Di Cocchi e di Destrieri,

Le Donne e i Cavallieri

Ti fanno invito. Su, prendi ardimento,

Né più indugiar momento.

Ecco già te sua sposa

Chiama il tuo fido Amante,

E dolce fassi innante

E il braccio t'offre; tu la man vi posa,

Verginella amorosa.

Santo Imeneo, ch'or vieni

A noi da i sommi giri,

E i casti e bei desiri

Teco e i puri diletti intorno meni

Per gli spazi sereni,

In sen spandi a costei

De' tuoi piaceri un nembo,

E le feconda il grembo,

Onde questa rinnovisi per lei

Stirpe di Semidei.