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By Auteur inconnu

Già splende il chiaro giorno,

Che d'Alfeo sulle rive

L'onor portò della palestra Elea,

Ma non s'odono intorno

Strider le ruote Argive,

Né fere il segno aspra saetta Achea.

Sol di gloria Febea

Vaghi, facciam con rime elette e rare

Dotte contese e gare.

Bello è il veder per l'etra

Volar disco pesante,

Bello è il veder duo lottator feroci;

Ma di famosa cetra,

Cetra dolce sonante,

È più bello l'udir le sagge voci,

Degl'ingegni veloci

È più bello l'udir l'amabil arte

In erudito Marte.

Non orna Arcadia, è vero,

Il crin de' Figli suoi

Di verdi frondi di selvaggia Uliva,

Né di Giove il pensiero

Si volge a' nostri Eroi,

Di Giove, cui suoi giuochi Elide offriva.

Ma noi di bella e viva

Gloria cingiam la fronte, e nostre prove

Anch'esse hanno il lor Giove.

O saggio, o gran CLEMENTE,

Sommo Padre e Signore,

Cui la Terra s'inchina, il Ciel, l'Inferno;

Tu, che tra noi sovente

Spargesti almo splendore

Pria d'abbracciar l'universal governo,

Tu dal Trono superno,

Ove sull'ali di virtù salisti,

Ne guarda, e tu n'assisti.

O vero Giove, o degno

Di Pietro inclito Erede,

Gran Vicedio, che in Vaticano imperi,

A te del nostro ingegno

Sull'ara della fede

Oggi tutti sacriamo i bei pensieri;

Tu gli accetta, ed alteri

Andremo allora, e baldanzosi e lieti

Vie più che i Greci Atleti.

Non fia già nostro vanto

Cercar palme e corone

Tra' folli sogni dell'Ascrea pendice;

Sol per te scioglie il canto,

E sol fia che risuone

Di tue grand'opre il nostro Agon felice.

Oh beato, cui lice

Toccar la meta di sì eccelso oggetto

Col chiaro canto eletto!

Se alla bella Umiltate,

Che nel sacrato Trono

Teco regnando a' tui pensier' sovrasta,

Le lodi non son grate,

Le chiederem perdono,

Ma all'alta Provvidenza ella contrasta,

Poiché, se il Ciel la vasta

Tua mente scelse al grand'onor che godi,

Le tue di Dio son lodi.