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Signor, che solo sei vero conforto
e ver riposo di mia vita stanca,
acciò del tuo giudizio a la man manca
io non sia posto, prego fammi accorto
a vincer quel, che di paura smorto
ognior mi fa, cercando pur quest'alma
privar de l'aurea palma,
e trarla fuor del tuo paterno seno,
però dal ciel sereno
l'angel tuo venga, e dica: – D'alte parti
mi manda a te Iesu, per consolarti –.
Con tutto il cor ben ora io ti ringrazio
di quella carità tanta alta, d'onde
gittato, come Giona, in le trist'onde
di questo mondo, mai non fosti sazio,
soffrir affanni per tutto lo spazio
degli anni tuoi, per acquistarci pace,
ma bene mi dispiace,
che l'alma mia da te sia mai partita,
ingrata di sua vita,
che pur dovea saper quanto l'amasti
quando il cor tutto in croce le mostrasti.
Altri già non accuso che me stesso
di tanto error, cagion di gran martire,
ch'avrei potuto più volte salire
a miglior stato, e farmi molto appresso
a te, che vita sei, s'io avesse messo
il mio desir in acquistar virtute,
se l'eterna salute
per grazia è destinata e per ben fare.
M'al ben mie voglie rare
per l'appetito in pena dato a noi,
mi tranno al basso, e più non posso poi.
Ch'altro dunque debb'io, che pianger sempre
misero e sol, che senza te son nulla?
Meglio saria, ch'io fusse spento in culla,
ch'esser mi privo di tue dolci tempre.
Odo che dici: – A che pur ti distempre?
Non sai che senza me da terra l'ali
non movono i mortali? –
Perciò, Signor, poiché le false ciance
del mondo a giusta lance
librando, omai ricorro a te, che m'ami
fa' ch'io gusti tua croce e suoi bei rami.
E prego fa' che nel mio cor ogniora
confitte stian le tue spinose frondi
sì ch'io sia tal come a cui tu rispondi
per grazia, il buon tuo servo che ti onora.
Si potrà forse far l'alma mia ancora,
seguendo quel che 'l ciel ci mostra e segna,
de la tua grazia degna,
ma perch'in ciò non ha vigor né forza,
e al mal altri la sforza,
a te si volve, a te chiede soccorso,
sì che sia teco al fine del suo corso.
Oh quando fia che di quel aureo nodo
d'amor mi trovi avinto, di cui tocchi
quei già beati, affisso il cor e gli occhi
hanno a te sempre; o quand'io a cotal modo
dir potrò allegramente: ora mi godo
nel ciel, dove non son volubil gli anni
con dolorosi affanni,
ma ferma eternità, e tutta quella
gloria che l'alma bella
unqua può desiar? O somma e pia
bontà, lì afferma la salute mia.
Canzon, con umil volto
senza paura al mio Signor sospira,
perch'egli non s'adira,
ma sue dolcezze i sassi romper ponno
e morti suscitar come dal sonno.