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By Auteur inconnu

Or che i petrosi fianchi

S'apron dell'alte rupi,

E per pietà da i cupi

Antri le belve fremono,

Or che si copre il giorno

Di nero e denso velo,

E di cader dal Cielo

Gli astri confusi temono,

E i corpi redivivi

De' lor sepolcri fuore

Spandendo alto terrore

Gerusalem discorrono,

Perché il Fattore Eterno

In braccio a morte langue,

E del Divin suo sangue

I rivi a terra scorrono,

Come accordar le Cetre

Ed i soavi canti

Fra tanti orrori e tanti

I sacri Vati or deggiono?

Fur le noie e gli affanni

Sempre infesti a Poeti;

Pensier' sereni e lieti

I suoni e i canti chieggiono.

Sparse Betulia al Cielo

Voci meste e sospiri,

Sinché i Persi e gli Assiri

Lei minacciando girono,

Ma poiché col gran teschio

Alla Cittate afflitta

Tornata fu Giuditta,

O quali Inni s'udirono!

Sol quando gir' sommerse

Le crude Egizie schiere,

E i Carri e le Bandiere

Rotti pel mar nuotavano,

Al gran Profeta intorno,

Asciutto il lungo pianto,

Sciolse Israele il Canto,

E i lidi ne sonavano.

Mentre di servitute,

Al crudo Eufrate in riva,

L'Ebrea gente cattiva

Bevea gli amari calici,

Stavan le Tribù tutte

Sul lor danno pensose,

E dimesse oziose

Pendean le Cetre a i Salici.

Ma qual fu pari a questo

Oggetto doloroso?

Più nol vedrem pietoso

Gli occhi ver' noi rivolgere.

Ben per scempio sì atroce,

Ben per sì ria sciagura

Déi vedova natura

E Terra e Ciel sconvolgere.

Come accordar le Cetre

Ed i soavi canti

Fra tanti orrori e tanti

I sacri Vati or deggiono?

Fur le noie e gli affanni

Sempre infesti a Poeti;

Pensier' sereni e lieti

I suoni e i canti chieggiono.