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Colui non è, che sotto al peso grave
Co' rabbiosi muggiti il Cielo assorda,
Duce degli empj, a cui Flegra ricorda
I fulmini celesti, ond'ancor pave.
Quello, che fumo esala dalle cave
Bocche dell'Etna, e densa nebbia e lorda,
È il mostro, o Ulisse, alla cui rabbia ingorda
Solo sottrar ti puote alata nave.
Esso gli accende il fuoco, e or or vedrai
A quei vapori farsi notte il giorno
E cenere, che d'alto nel mar piove.
Tu, se da questo mar lunge non vai,
Invano al patrio suol speri il ritorno,
E vano fia pregar Nettuno e Giove.