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Qual se da falce è tocco e via reciso
Dal suo verde natio leggiadro fiore,
Il collo piega e a poco a poco muore
Nel suolo, ove aprì lieto il primo riso,
Tal fu a veder di mia germana il viso,
Allorché morte il languido pallore
Mutolle in un sì lucido candore,
Che aperto veder parve il Paradiso.
Sciolta volando allor l'Anima bella,
Voce fu udita dir: "Vieni, o diletta,
Fra le più care mie pregiata Ancella."
Né me udir volle, che diceale: "Aspetta
Che la doglia mi uccida acerba e fella,
E, ovunque vai, teco verronne in fretta."