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By Antonio Tebaldeo

Mal volentieri a te queste parole

scrivo, ma la ragion mi sforza e tira;

e d'acrescerti pena asai mi dole.

So che te acenderai di doglia e de ira

sentendoti privar de la speranza

di quel che la tua mente ognhor desira.

Ma in ogni cosa sempre la constanza

si vòl servare, e aver seco prudenza

ché l'huom con quella ogni fortuna avanza.

Perhò se le mie rime in displicenza

alquanto ti seranno, abi un cor forte

e porta ciò ch'io scrivo in patïenza.

Spero, quando la tua e la mia sorte

examinata arai e visto il tutto,

che l'animo tuo in parte si conforte.

Considerar si vòl sempre che frutto

pò nascer di quello arbor che tu pianti;

chi il fin non guarda, spesso resta in lutto.

Lecto ho varii infortunii de gli amanti

e pensando a la lor calamitade,

frenati ho i mei pensier' stolti et erranti.

Tu sai che, insin ne la tua prima etade,

di me s'acese il tuo fervente core:

non perché fosse in me molta beltade,

ma perché cussì volse il cielo e Amore.

Io che m'acorsi del tuo foco ardente,

benigna mi mostrai al tuo dolore,

perché mi parea cosa inconveniente

e d'uno animo vile a non amarte,

vedendo verso me calda tua mente.

Né mai restai in ciascun modo aitarte,

servando l'honestà che sempre amai;

sol negai quel ch'io non poteva darte.

Rafrena i toi desir' lascivi hormai;

quel che tu chiedi a me, mai non farei:

me ferma sempre in questa voglia arai.

Prima il martyr de Tityo sofrirei,

la pena de Ixïone atroce e dura,

prima ogni gran supplitio elegerei

cha macular la castità mia pura:

ché, quando io guardo ben tutte le cose,

più bel don non concesse a nui natura.

Chi è senza ella è qual spin ch'è senza rose,

fonte senza acqua o senza fructo legno;

belleze senza lei non son preciose.

Mira Lucretia antica che per sdegno

de l'honor perso a se la vita tolse,

exempio a l'altre donne excelso e degno.

Prima in uno arbor transformar se volse

Daphne cha vitïar suo corpo honesto,

de la cui mutation Phoebo si dolse.

Questa è sol la cagion, signor, ch'io resto

di contentarte; ogni altra cosa chiedi,

che ad obedirte fia l'animo presto.

Questo non posso: tu il cognosci e vedi.

Ma se tu ami me come te stesso,

perché servar l'honor mio non provedi?

Forsi ti dolerai ch'io t'ho promesso

più volte di dar fine a tanti affanni:

questo, signor, non nego, anci il confesso.

Ma sol lo fei perché nei teneri anni

esser te vidi, ove alcun fren non vale,

onde se corre in gran perigli e danni.

Talhor arder te vidi in foco tale

che ociso t'averesti, e forza me era

prometter per schifar cotanto male.

Cussì sempre, con dolce e lieta ciera,

sin qui nutrito t'ho di certa spene,

che tema avea de l'ultima tua sera.

Hormai che tu cognosci il male e il bene,

m'è parso tempo il mio secreto aprire

acioché la tua voglia si rafrene.

So che saprai de le catene uscire;

il tempo doma gli orsi aspri e protervi:

col tempo mutarai questo desire.

Sempre serva te fui e sempre servi

te fieno i sensi mei perfin ch'io vivo,

purché l'honor mio salvo se conservi.

Taccio per men tua pena e più non scrivo