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Mal volentieri a te queste parole
scrivo, ma la ragion mi sforza e tira;
e d'acrescerti pena asai mi dole.
So che te acenderai di doglia e de ira
sentendoti privar de la speranza
di quel che la tua mente ognhor desira.
Ma in ogni cosa sempre la constanza
si vòl servare, e aver seco prudenza
ché l'huom con quella ogni fortuna avanza.
Perhò se le mie rime in displicenza
alquanto ti seranno, abi un cor forte
e porta ciò ch'io scrivo in patïenza.
Spero, quando la tua e la mia sorte
examinata arai e visto il tutto,
che l'animo tuo in parte si conforte.
Considerar si vòl sempre che frutto
pò nascer di quello arbor che tu pianti;
chi il fin non guarda, spesso resta in lutto.
Lecto ho varii infortunii de gli amanti
e pensando a la lor calamitade,
frenati ho i mei pensier' stolti et erranti.
Tu sai che, insin ne la tua prima etade,
di me s'acese il tuo fervente core:
non perché fosse in me molta beltade,
ma perché cussì volse il cielo e Amore.
Io che m'acorsi del tuo foco ardente,
benigna mi mostrai al tuo dolore,
perché mi parea cosa inconveniente
e d'uno animo vile a non amarte,
vedendo verso me calda tua mente.
Né mai restai in ciascun modo aitarte,
servando l'honestà che sempre amai;
sol negai quel ch'io non poteva darte.
Rafrena i toi desir' lascivi hormai;
quel che tu chiedi a me, mai non farei:
me ferma sempre in questa voglia arai.
Prima il martyr de Tityo sofrirei,
la pena de Ixïone atroce e dura,
prima ogni gran supplitio elegerei
cha macular la castità mia pura:
ché, quando io guardo ben tutte le cose,
più bel don non concesse a nui natura.
Chi è senza ella è qual spin ch'è senza rose,
fonte senza acqua o senza fructo legno;
belleze senza lei non son preciose.
Mira Lucretia antica che per sdegno
de l'honor perso a se la vita tolse,
exempio a l'altre donne excelso e degno.
Prima in uno arbor transformar se volse
Daphne cha vitïar suo corpo honesto,
de la cui mutation Phoebo si dolse.
Questa è sol la cagion, signor, ch'io resto
di contentarte; ogni altra cosa chiedi,
che ad obedirte fia l'animo presto.
Questo non posso: tu il cognosci e vedi.
Ma se tu ami me come te stesso,
perché servar l'honor mio non provedi?
Forsi ti dolerai ch'io t'ho promesso
più volte di dar fine a tanti affanni:
questo, signor, non nego, anci il confesso.
Ma sol lo fei perché nei teneri anni
esser te vidi, ove alcun fren non vale,
onde se corre in gran perigli e danni.
Talhor arder te vidi in foco tale
che ociso t'averesti, e forza me era
prometter per schifar cotanto male.
Cussì sempre, con dolce e lieta ciera,
sin qui nutrito t'ho di certa spene,
che tema avea de l'ultima tua sera.
Hormai che tu cognosci il male e il bene,
m'è parso tempo il mio secreto aprire
acioché la tua voglia si rafrene.
So che saprai de le catene uscire;
il tempo doma gli orsi aspri e protervi:
col tempo mutarai questo desire.
Sempre serva te fui e sempre servi
te fieno i sensi mei perfin ch'io vivo,
purché l'honor mio salvo se conservi.
Taccio per men tua pena e più non scrivo