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By Auteur inconnu

Sull'Olimpica arena oggi non scese

Il Genio di Bellona,

Né il fiero Marte ebbe tra noi soggiorno.

Ma di Cirra il gran Nume, e d'Elicona,

Questi bei campi intorno

Empié di luce, e di noi cura prese.

Seco le Dive Suore

Ebbe, e seco ebbe Amore,

Che agli Eroi vincitori

Donaro in guiderdon Mirti ed Allori.

Il robusto Terone al Sol non sparse

Di polver generoso

Con sue quadrighe il luminoso manto.

Noi non abbiam d'Ergotele animoso

Oggi ammirato il vanto,

Né su forte Destier Jeron ci apparse.

Il grave Disco, e il Dardo

Non funestocci il guardo,

Né fur nostri consigli

Ritrar diletto dagli altrui perigli.

Nuovo valor, nuova virtù trasfuse

Giove in la nostra mente,

Perché di gloria ampio sentier s'apprisse.

Altieri carmi, ingegno alto e possente

A pacifiche risse

Entro l'Agon Piseo guidar' le Muse;

Nobil canto, e gentile,

Almo e leggiadro stile,

Che i trionfi onorar' de' Greci Eroi,

Strumenti, Arcadia, fur de' Giuochi tuoi.

Lieto il veder di plettro d'or la mano

Armarsi, e d'aurea cetra,

E di chiare la voce industri rime,

Armi, dono dell'etra,

Ond'anche al vinto eterno onor s'imprime,

Armi mal note al cieco volgo insano;

E con arte maestra

Entro la gran Palestra

Bei versi, almi pensieri

Le veci sostener d'aste e destieri.

Arcadia, eccelsa Arcadia, a miglior' usi

Tu l'affanno volgesti,

E 'l fier talento del costume antico.

Ire innocenti, e saggi sdegni onesti

Sovra il duro nemico

Per te vedemmo in bel pugnar diffusi.

Sei ben di Grecia erede,

Ma tanto ella a te cede

Quanto è più illustre e degno

Del valor della man quel dell'ingegno.

Lode a te dunque, alma di Gloria Madre,

E lode a voi, che Atleti

Foste nell'alte imprese, e memorande.

Ma chi mai d'inni armoniosi e lieti

Per voi serti e ghirlande

Tesser saprà, felici Alme leggiadre?

Chi l'onor di vostre armi

Sovra l'ali de' carmi

Con intrepido volo

Andrà stendendo all'uno e all'altro Polo?

Se al magnanimo Agesia, e a Senofonte

Diè fregio Eliaco serto,

Fé il Tebano Cantore eco a lor gloria.

Ma voi, che unite l'un coll'altro merto,

Della vostra vittoria

Qual cetra avrete, che star possa a fronte?

Al canto or voi tornate,

E voi stessi lodate,

Che siete voi sol degni

I trionfi eternar de' vostri ingegni.