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O treccia, o treccia d'oro,
Parte del bel tesoro,
Ch'or sulla fronte accolto
Torreggia, ed or disciolto
Sferza ondeggiando il petto
Dell'Idol mio diletto,
Di quelle man' già dono,
Che troppo avare or sono
Col dinegar mercede
A chi promiser fede,
Tu meco almen rimanti
Infra i sospiri e i pianti,
Unico mio conforto,
Perch'io non caggia morto,
Poiché ogni mia speranza
È gita in lontananza.
O treccia, o treccia, o crini
Crespi dorati e fini,
Voi pur le fila siete,
Di cui si fé la rete,
Dove fu preso il core
In prigionia d'Amore,
E prigionier si tacque,
Sì la prigion gli piacque;
Ahi semplice, ahi meschino,
Ché, s'egli era indovino
Di sua infelice sorte,
Gridava: “Aita, o morte.”
Che veggio, oh Dio, che fate?
Ohimè voi v'oscurate.
Forse da voi s'aspetta
Per queste man' vendetta
Di quanti il cor sostiene
Per voi martiri e pene?
O ch'io con armi ultrici
Faccia di voi infelici
Cento minute, e cento
Parti, cui porti il vento
Per suo trionfo e gioco?
O vi condanni al foco,
Come il mio cor condanna
La vostra e mia Tiranna?
Vostro temer non sia
Ch'io cada in tal follia:
Ché non è gentilezza
L'esercitar fierezza
Contro le cose belle,
Benché fiere e rubelle.
Dunque fa' pur ch'io veggia
Quella, che in te fiammeggia
Alla mia vita oscura,
Luce del Sol più pura,
Unico mio ristoro,
O treccia, o treccia d'oro.
O dolce al cor legame,
O del vital mio stame
Fila più amate e care,
Tengami Terra o Mare,
O Monti o Fiumi o Laghi,
Non fia ch'io mai m'appaghi
Di meco ognor portarte:
Che in più onorata parte,
Dapoi che 'l Ciel ti ha tolto
La patria del bel volto,
Non puoi trovar soggiorno
Che a me, che t'amo intorno
Ed ho le tempie ombrate
Di frondi al Sol sacrate.
Se fosse in poter mio,
Per fare acquisto anch'io
D'una pietosa Stella
Nell'aspra mia procella,
Lassù fra gli alti Dei
Forse ti porterei,
In qual più lume spande
Dell'inclite ghirlande,
Che 'l Ciel per te riserba,
Da farti andar superba
Sul crin di Berenice.
Ma tanto a me non lice;
Però meco rimanti
Infra i sospiri e i pianti,
Unico mio Tesoro,
O treccia, o treccia d'oro.