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By Diego Sandoval De Castro

Alma reale e di maggior impero

degna di quel che 'l largo ciel t'ha dato,

che con la tua virtute avanzi gli anni

e rendi, a' tempi nostri, al mondo ingrato

l'antiche usanze del secol primiero,

in cui vivean le genti senza inganni,

ecco che, per te sol, tanti suoi danni

spera saldar non pur l'Europa afflitta,

ma l'Asia e l'arenosa Affrica ancora,

perché convien che, senza far dimora,

la tua mano, a' nemici sempre invitta,

s'armi di ferro e scritta

porti nel cor la caritade accesa,

onde vincer potrai sì onesta impresa.

Forse, per grazia, quel Signor benigno

che, per noi ripossar, se stesso volle

affannar sì che 'l proprio sangue sparse,

gli occhi volge pietosi al sacro colle,

dove pregò per quel popol maligno,

che 'l pose in croce, e de l'amor nostr'arse.

Ond'or nel sacro tuo petto, in cui sparse

son le sue sante e ardenti fiamme, spira

la vendetta, ch' omai non cerca indugio.

Così Dio ne soccorre, né refugio

s' aspett' altronde al danno, onde s'adira

Europa e ne sospira.

E così fia nel mondo opra non vile

un pastor solamente e un ovile.

La buona gente, e a te fedel, di Spagna,

che t'ha già dato in mille parti onore,

e 'l buon popol di Marte, ov'ancor morto

non è l'antico e gemino valore,

l'insegne felicissime accompagna,

et il Tedesco, a viver poco accorto,

che qual legno che i venti sprezza in porto,

non curando de' colpi acerbi e rei,

st' a le percosse de' nemici saldo,

dietro ti corre ancor ardito e baldo.

Dunque ora è 'l tempo e tu conoscer dei

che destinato sei

a sì grand'opra e, senz'altrui consigli,

che convien per Gesù la lancia pigli.

Quel che da Pella a gl'Indi gran paese

correndo vinse, infin che 'l regno tolse

de' Persi al successor d'Occo e l'uccise,

come sua sorte alfin contraria volse,

mover ti deve a così giuste offese.

E tu ancor dei, cui tanto si commise,

là por lo scettro, ov'altri 'l ferro mise

e farti Imperador de l'Orïente.

A te conviene, che i miglior correggi,

strane genti frenar, por giuste leggi.

Né 'l danno de le navi e de la gente,

ch'avesti ora in Ponente,

dal pensier ti distorni, ché Dio suole

percuoter prima un ch' essaltar poi vuole.

Pon mente al gran Profeta che, deposta

l'usata verga e i fior sdegnando e l'erbe,

di corona real s'ornò la chioma.

E vedrai ben quante percosse acerbe

ebbe da Dio, cui nulla cosa è ascosta

e quanta gente alfin fu da lui doma.

Sovente ancora il nostro capo, Roma,

quando di perder più temea sua gloria,

nel periglio maggior, maggior virtute

mostrando, ricovrò la sua salute.

Che dunque hai da sperar, se non vittoria

degna d'eterna istoria,

da quel Signore, che 'l tuo affanno lieve

ristorerà con l'altrui danno greve?

Se pietà ti commosse a rinvestire

il Re di Libia del perduto regno,

ponendo a sì gran rischio la persona

e l'avere e gli amici e il sostegno

di quei, che correan pur teco a morire,

assai più giustamente ora ti sprona,

oltre la fama che di te risuona

in ogni parte di cortese e pio,

l'amor di Cristo a porre in libertate

tante misere genti battezzate,

le quai t'aspettan con sì gran desio.

E se con teco è Dio

contra 'l tiranno, che 'n sue forze spera,

temer non dei de la contraria schiera.

Il buon Leon, che la terribil cena

nel duro prandio a suoi compagni offerse,

con pochi a molti armati il passo tenne,

che menò per passar in Grecia Xerse.

E quel d'Atene, che scamparne a pena

devea, contra di Dario si sostenne,

tal che metter gli fece al fuggir penne.

E non pur questi essempi intera palma

te ne prometton, ma molt'altri assai,

che tu ancor letti e ascoltati avrai.

Onde a Dio ti conviene inchinar l'alma,

che di sì ricca salma

gravato t'have, e ringraziarlo molto,

che ti concede quel ch'agli altri ha tolto.

Canzon, nata di sdegno, in mezzo l'arme,

nudrita d'un pensier di pace avaro,

vanne a colui, ch'a giusta impresa inviti.

A' piè t'inchina e di' che gli smarriti

servi del buon Gesù senza riparo

pregan che gli sia caro

tôrre al fero Ottoman la santa terra.

Poi va gridando, guerra, guerra, guerra.