482
Non fu tanto il grande ardore,
Che nel Frigio rapitore
Già per Elena s'accese
Ed a Troia poi s'apprese;
Non fu tanto l'infelice
Dello sposo d'Euridice.
Non fu tanto quel d'Alfeo
Per la figlia di Nereo,
Né men quel del Delio Nume,
Quando in riva al patrio fiume
La sua Ninfa albero crebbe
Ed onore a i boschi accrebbe.
Né sì grave il figlio avea
Nella Madre Citerea
Desta fiamma pe 'l Garzone,
Ch'inegual nella tenzone
Fu del barbaro rivale
In sembianza di Cinghiale,
Come è quella immensa vampa,
Che nel cor m'arde e m'avvampa,
E dal cor poi si diparte
All'incendio d'ogni parte,
Ed in tal guisa m'infiamma,
Ch'io son tutto fuoco e fiamma.
Tutto il fuoco degli Amanti,
Benché fossero altrettanti,
Forse Amor per alta prova
In un cor solo rinnuova:
Oh d'Amor somma possanza!
E 'l mio solo ardor gli avanza.
Né crediate ch'Ilione
O alla cetra di Nerone
Le fumanti auguste mura
Fosser pari nell'arsura
All'ardor, ch'in seno io covo,
D'ogni tempo ignoto e nuovo;
Né che l'Etna agguagli appieno
L'ardor vasto del mio seno,
Perché nutre incendio eterno
E deriva dall'Inferno,
Ché non ha tant'alto fonte,
Quant'è 'l mio, l'acceso monte.