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Presso al mar la Dea di Gnido
Ed il figlio suo Cupido,
D'arco armato rilucente,
Sovra l'onda trasparente
Gire io vidi in carro adorno,
Come suol nel colle Ideo,
E seguivangli d'intorno
Le figliuole di Nereo.
Quella vista di repente
Qual destommi nella mente
Stupor alto e meraviglia!
Ma 'l veder l'umide ciglia
D'infinita mesta schiera,
Ch'in catene inanellate
Era tratta prigioniera,
Quale in me destò pietate!
E 'l veder che sospirava
E i suoi lacci in un baciava
E volgea, di sdegno privo,
In Amor l'occhio furtivo,
Pien di tenera umiltade,
Mi destò nuovo desire,
Che compresse la pietade,
Onde risi al suo martire,
E le chiesi: "E qual dolore
A i sospir' ti sforza il core,
S'i durissimi e tenaci
Nodi veneri co' baci?
Folle io son, se prendo cura
Più di te, che tu non fai,
E piangendo la sciagura
Godi poscia de' tuoi guai."
Mi guatò ciascun di quei
E derise i detti miei;
Rise Amore, e 'l manco lato
Del più acuto e più temprato
Dardo tosto mi ferio,
E mi disse: "Or lo saprai,
Or che dietro al carro mio
Questa turba seguirai."