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By Auteur inconnu

Come esser puote mai che non veggiate

L'aspro lavoro ch'in voi fa lo sdegno,

E del cor vostro al rio Tiranno il regno

Sol per mia doglia ancor lasciar vogliate?

Da i begli occhi ogni vezzo, e di beltate

Dal viso ei v'ha già tolto il fior più degno,

E con nuovo furor ridotta a segno

Che più furia che donna omai sembrate.

Deh pria che più vi strugga il suo veleno,

E pria ch'in me renda maggior l'affanno,

Discacciatelo fuor dal vostro seno.

E s'impetrar tanto da voi non sanno

Le pene e i prieghi miei, l'impetri almeno

La pietà di voi stessa e 'l vostro danno.