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By Auteur inconnu

Del Tessalo fatale,

Che invulnerabil rese

La cerulea di Peleo alma Consorte,

Già l'Orso ed il Cinghiale

Sentite avean l'offese

E 'l braccio, onde pendea d'Ilio la sorte,

E non usate di valor faville

Già fean presagj del futuro Achille,

Quando feroce ardea

Grecia d'ira e dispetto

Contra l'ingiusto usurpator Troiano,

E negli occhi scorgea

Del fero Giovanetto

Il suo vendicator non già lontano,

E vi vedea, non senza scherno e riso,

Elena racquistata, Ettore ucciso.

Ma lui nuovo desiro

Spoglia del fier talento,

E del fianco di Marte a forza il toglie.

Eccol Donzella in Sciro,

Al viso, al portamento;

Ecco che il sen di Deidamia l'accoglie.

Amore è seco e, mentre all'opra arride,

Rammenta il saggio delirar d'Alcide.

Dicea: “Garzon feroce,

Così la mercé nostra

Il Semideo Tebano emular puoi.

Batte il tempo veloce

L'ali, ed ogni opra vostra

Trae, senza far ritorno, in un con voi,

Né v'ha per vincer morte arti o consigli;

Vive l'Uomo immortal solo ne' Figli.

Il Domator de' Mostri

Cedé all'età, che lieve

Di sua fama il romor sempre più rende.

Ma pure a' giorni vostri

L'aura vital non beve

Serie d'Eroi, che origin da lui prende?

E apriran sopra gli anni ampio sentiero

Del gran Progenitore al nome altero.

Non di Neme o di Lerna

Le Belve, o d'Erimanto

Mostrano, come in specchio, Alcide a vui.

Ati quegli è che eterna

Di render si dà vanto

La chiara effigie ne' sembianti sui;

Ati, che gli donò la Lidia Donna,

Quand'ei s'ascose entro Meonia gonna;

Ati, ond'esce quel Prode,

Delle cui chiare geste

Sen va superba la Tirrena Dori.

Oh qual gloria, o qual lode

Ad Alcide in lui deste,

Popoli del bel lido abitatori!

E qual gliene darete, anni novelli,

Per mille Eroi che sorgeran da quelli!

Te, non minor del Figlio

D'Anfitrione invitto,

Un Germe sosterrà contro l'etade,

Che all'estremo periglio

Condurrà Priamo afflitto

Sul fiero rogo dell'Idea Cittade,

E, presa del tuo fato aspra vendetta,

Empierà il suol d'alta progenie eletta.”

Così cantava Amore,

Pien di letizia e pace,

Dolce scherzando al fier Pelide intorno;

Egli intanto l'ardore

Dell'Acidalia Face

Lieto soffria di molli fregi adorno,

E de' Posteri già lo stuol promesso

Veder pareagli alla sua Donna appresso.

ERCOLE or tu, se pieghi

All'amoroso pondo

Con più saggio desio l'alta cervice,

Se d'Imeneo dispieghi

All'aure il bel giocondo

Segno, d'Achille imitator felice,

Non ti sdegnar con quel destin, che scudo

È degli Eroi contra il rio tempo, e crudo.

È ver che un giorno Roma

Sovra destier possente

Ad opra marzial ti vide inteso,

E alla bionda tua chioma,

Grave d'elmo lucente,

Di gloria apparecchiò men duro peso:

Legge ad armi e cavalli allor tu desti,

E primi del tuo cor frutti eran questi.

Né l'ingegno già volle

Cedere al cor l'alloro,

E parte di tua gloria anch'egli chiede.

In Pindo i vanni estolle,

E tra l'Aonio Coro

Discioglie il canto, e venerando siede.

Tal era il Figlio altier del buon Peleo,

Forte in campo non men che nel Liceo.

Prode egualmente, e grande

Sul Tebro e sul Ladone,

Del Giovanetto ALBAN l'orme seguisti,

E di vaghe ghirlande

d'illustri corone

Cercavi a un tempo gloriosi acquisti,

E d'egregio Cantor mentr'eri esempio,

Givi nobil Guerrier d'onore al Tempio.

Or di Marte e d'Apollo

Sospendi i gravi studj,

E fama da Imeneo sol cerchi e speri:

Pongonti al gentil collo

Gli alati Amori ignudi

Giogo di bei, soavi, almi pensieri,

E in un bel volto, d'ogni cura scarco,

All'immortalità t'appresti il varco.

Segui pur, segui il saggio

Novello stil, né sia

Chi te rampogni alla degn'opra intento.

Al bel fiorito Maggio

Stagion canuta e ria

Succede, e ogni valor dagli anni è spento.

Verrà, verrà la Prole,

Né in lei vivrai breve girar di Sole:

Prole felice, altera,

Ricca il fecondo seno

Di cento generosi alti Nipoti.

De' prischi Eroi la schiera

Per te al Metauro e al Reno

Renderan dell'obblio gli antri remoti,

E d'ERCOLE per te, non men famoso

Che del gran Larisseo, sarà il riposo.