49
Dopo molto solcar per l' acque irate
coi legni che sovente
il fianco apriro a la sals' onda algente,
dopoi scorger mutate
le faccie umani in fiere empie e spietate
d' ogni compagno suo diletto e fido,
dopoi lungo natare
e solo e nudo con le cose care
preda del flutto infido,
senza speranza d' arrivare al lido,
d' ira, d' orgoglio la procella piena,
tolto a tanto periglio
a suo mal grado di Laerte il figlio,
lo spinse in su l' arena,
ove il furor del mar la terra affrena;
ivi, trovato de la saggia Arete
la valorosa figlia
e molte donne de la sua famiglia,
di verdi fronde e liete
già ricoperte le membra secrete,
con la persona riverente e china
dimandò il Greco astuto
umilemente a la Donzella aiuto,
e de la sua rovina
pietosa feo la vaga pellegrina;
onde col suo consiglio, e col favore
de la prudente madre
intenta solo ad opre alte e leggiadre,
punse al suo genitore
d' alta pietate, et a' Corsari il core,
i quali, a prede et a rapine usati,
forse non mosse mai
dolce pietà degli altrui danni e lai
più che fi' faccia i fiati
degli orgogliosi venti e i mar turbati
il pianto de' smarriti naviganti,
che pieni di cordoglio
hanno il porto lontan, vicin lo scoglio,
e si veggiono inanti
gli empi cani di Scilla e biancheggianti;
tal che col legno ben spalmato e forte,
dando a Feacia il tergo,
lo rimenaro al suo paterno albergo,
a la casta consorte
ch' ognor piangeva la sua dubia morte.
Ma io da la spietata aspra tempesta
e da' contrari venti
de la fortuna, e suoi fieri accidenti,
a me troppo molesta,
povero e nudo già sospinto in questa
spiaggia u' si frange il mar e notte e giorno,
su l' arena deserta,
con l' anima di duol tutta coperta,
pur mi risguardo intorno
mercé chiedendo con vergogna e scorno,
ma non truovo soccorso al mio gran danno,
né la vergine bella
che doppo così lunga atra procella
del mio crudele affanno,
ond' io mi trovo oppresso oggi è 'l sesto anno,
o rimedio od aiuto alcun mi dia,
se da lei non l' impetri
che può chiari i miei dì far scuri e tetri,
dolce la pena ria,
e donar fine a la miseria mia;
da lei, ch' a guisa di Fenice altera
di vera gloria, vola
per un bel ciel di fama unica e sola
ovunque la lumiera
del sole a noi fa giorno, ombra la sera.
Pregala tu che da quest' alghe immonde,
ove senza diletto
giaccio gran tempo povero e negletto,
m' adduca in parte donde
non tema l' ira de l' orribil' onde.