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By Bernardo Tasso

Dopo molto solcar per l' acque irate

coi legni che sovente

il fianco apriro a la sals' onda algente,

dopoi scorger mutate

le faccie umani in fiere empie e spietate

d' ogni compagno suo diletto e fido,

dopoi lungo natare

e solo e nudo con le cose care

preda del flutto infido,

senza speranza d' arrivare al lido,

d' ira, d' orgoglio la procella piena,

tolto a tanto periglio

a suo mal grado di Laerte il figlio,

lo spinse in su l' arena,

ove il furor del mar la terra affrena;

ivi, trovato de la saggia Arete

la valorosa figlia

e molte donne de la sua famiglia,

di verdi fronde e liete

già ricoperte le membra secrete,

con la persona riverente e china

dimandò il Greco astuto

umilemente a la Donzella aiuto,

e de la sua rovina

pietosa feo la vaga pellegrina;

onde col suo consiglio, e col favore

de la prudente madre

intenta solo ad opre alte e leggiadre,

punse al suo genitore

d' alta pietate, et a' Corsari il core,

i quali, a prede et a rapine usati,

forse non mosse mai

dolce pietà degli altrui danni e lai

più che fi' faccia i fiati

degli orgogliosi venti e i mar turbati

il pianto de' smarriti naviganti,

che pieni di cordoglio

hanno il porto lontan, vicin lo scoglio,

e si veggiono inanti

gli empi cani di Scilla e biancheggianti;

tal che col legno ben spalmato e forte,

dando a Feacia il tergo,

lo rimenaro al suo paterno albergo,

a la casta consorte

ch' ognor piangeva la sua dubia morte.

Ma io da la spietata aspra tempesta

e da' contrari venti

de la fortuna, e suoi fieri accidenti,

a me troppo molesta,

povero e nudo già sospinto in questa

spiaggia u' si frange il mar e notte e giorno,

su l' arena deserta,

con l' anima di duol tutta coperta,

pur mi risguardo intorno

mercé chiedendo con vergogna e scorno,

ma non truovo soccorso al mio gran danno,

né la vergine bella

che doppo così lunga atra procella

del mio crudele affanno,

ond' io mi trovo oppresso oggi è 'l sesto anno,

o rimedio od aiuto alcun mi dia,

se da lei non l' impetri

che può chiari i miei dì far scuri e tetri,

dolce la pena ria,

e donar fine a la miseria mia;

da lei, ch' a guisa di Fenice altera

di vera gloria, vola

per un bel ciel di fama unica e sola

ovunque la lumiera

del sole a noi fa giorno, ombra la sera.

Pregala tu che da quest' alghe immonde,

ove senza diletto

giaccio gran tempo povero e negletto,

m' adduca in parte donde

non tema l' ira de l' orribil' onde.