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Linco geloso, un dì mirando il prato,
Adorno di leggiadri e vaghi fiori:
"Chi sa", dicea, "che così bene ornato
Non siasi perché nutra in seno amori?
Chi sa che, dal bel piè forse toccato
Della vezzosa mia leggiadra Dori
Stato non sia, com'io da lei piagato,
E ch'egli ancor per lei non senta ardori?"
Fugge dal prato allora e giunge al rio,
E mormorando il rio gli par che dica:
"Ardo per Dori, ardo per Dori anch'io."
E tosto l'onda gli divien nimica,
Odia a morte il suo dolce mormorio,
Ed orrida gli par la spiaggia aprica.