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Spirto, che troppo di sua gloria altero
Minacciò l'Austro e l'Aquilone invano,
Trasse tutto in catena il germe umano
Per vendicarsi del perduto impero;
Ma la gran Donna, a cui l'onor primiero
Serbò l'eterna onnipotente mano,
Libera nacque, e in sé medesma vano
Fé il nostro fallo e l'empio altrui pensiero.
Non già ch'avvinta non dovesse anch'ella
Scender tra noi, ma nol sofferse il Verbo,
Perch'ei fora men chiaro, essa men bella,
E l'Avversario nel suo esiglio acerbo,
Rammentando a Maria che l'ebbe ancella,
Avria giusta cagion d'esser superbo.