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Squallida e fredda d'una valle sorse
Donna ver' me sovra riposto monte;
E all'aura, all'erbe, a i fiori, al bosco, al fonte
Della bocca e degli occhi il velen corse.
Tra Ninfe e tra Pastor' poiché mi scorse
Di ghirlanda gentil cinto la fronte,
E cantar lieto in dolci rime e pronte,
Ambo le mani per dolor si morse.
“Oh Fera, orribil Fera! io ben conosco
Tuo rio costume: or qual avrai tu frutto”
(Allora io grido) “del vipereo tòsco?”
Ella smarrita: “Io n'avrò scorno e lutto;
E forse il nome tuo non fia più fosco”,
Disse tremando, e non col viso asciutto.