5 (197)
In orrida, profonda, oscura parte
Parmi che giaccia sbigottita e mesta
L'alma, a cui sempre nuove doglie appresta
Quel pensier che da me non si diparte.
E le speranze intorno afflitte e sparte
Stansi, né più con man pietosa e presta
Tentan l'aspra sanar piaga molesta,
Ché spento è in loro ogni vigore, ed arte,
Poiché di quel dolor che mi divora
Solo il desio si pasce, e solo accoglie
Oggetti, onde il suo mal nudre e avvalora.
E tal di ciò vaghezza in sé raccoglie,
Ch'ei teme che del ben l'immago ancora
Mi ponga in pace, e dal dolor mi spoglie.