5 (264)
Vive in speranza debile e fallace,
Se da costei spera pietade, il core;
Però ricorro al tribunal d'Amore,
Che m'ha di libertà privo e di pace.
“Mira”, gli dico, qual ardente face,
Per te, degli anni miei sul più bel fiore,
Presi a soffrire; e mira qual onore
Io n'abbia, se così il mio mal ti piace.”
Replica questi: “E qual stato giocondo
Al tuo simile è mai, se per costei
E per me sol tu vivi chiaro al Mondo?”
Ed io, che pur desio di fama avrei,
Allor rimango quasi immobil pondo,
E in duol torno a menare i giorni miei.