5 (296)
O della stirpe dell'invitto Marte
Verace figlio, a cui cedé pugnando
Ogni del Mondo più remota parte,
Non che il Belga, il German, l'Anglo, il Normando;
Parmi dal Tebro in quel gran dì mirarte,
Quando la forte destra in man rotando,
La manca in alto sostenea le carte,
Posto lo scudo al dorso, e in bocca il brando.
Ed oh, qual sei qui fermo oltre il costume,
Tal fossi stato al Rubicone in riva
Fermo, senza spronar di qua dal fiume,
Che il Tebro e il Mondo, ah, non avrian veduto
Né la Patria al tuo piè gemer cattiva,
Né te steso nel sangue appiè di Bruto.