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I' vidi un giorno agile al corso e presta
Bella Ninfa, che armata avea la mano
Di dardi micidiali; e 'l sovrumano
Corpo suo ricopria candida vesta.
Vidila assisa sconsolata e mesta
Su molle erbetta; si dolea che invano
Scorso avesse quel giorno il monte e 'l piano
In traccia delle belve alla foresta.
“Ninfa,” le dissi allor, “frena il dolore,
Ché, se preda tu brami, in cui ne scocchi
Gli strali feritori, eccoti il core.”
Ed ella: “Ahi stolto, in quai follie trabocchi!”
Soggiunse: “Io del tuo cuor non cerco onore:
Mille prede simil' fanno questi occhi.”