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By Auteur inconnu

Poi che superbia rea l'alme più belle

Rapì dal Cielo, e fé cangiare in mostri,

Mille colà dentro i tartarei chiostri

Nacquer da incesti rei furie novelle.

Frode ed invidia, al ben oprar rubelle,

Spargeste allor primieri i tòschi vostri;

Avaritia e lascivia a' danni nostri

Sorsero, al lusso e all'interesse ancelle.

Ma per unir d'ogn'altra in una i mali,

In cui tutto stillossi il pianto eterno,

Ebbe l'Ingratitudine i natali,

Deforme sì che con obbrobrio e scherno,

Abborrendola in sé, fra noi mortali,

Pieno d'orror, la rigettò l'Inferno.