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By Girolamo Malipiero

O gloriosa in ciel beata e bella

Vergine, che di nostra umanitade

copristi già, non come l'altre carca

di colpe, quel ch'aperse a noi le strade

del ciel, nato di te umil ancella,

onde al suo regno di qua giù si varca;

ecco novellamente a la tua barca

voltando al cieco mondo omai le spalle,

per gir a miglior porto,

ricorre l'alma mia per ver conforto,

lo qual spero che fuor di questa valle,

ove 'l camin è fatto oscuro e torto,

la condurrà de' lacci antichi sciolta

per drittissimo calle

al verace oriente, ov'ella è volta.

Ascolta adunque, o madre, i giusti preghi

e non guardar a mie colpe mortali,

ma fa' che inanzi a la pietà superna

le tue preghiere siano tante e tali,

che per merito lor si movi e pieghi

fuor di suo corso la giustizia eterna,

sì ch'esso pio Signor, che 'l ciel governa

e che venne a portar per noi la croce,

donde a' mortali gira

gli occhi pietosi e 'l dolce lume spira,

non guardi al senso avezzo, che mi noce,

ma al buon voler de l'alma, che sospira

a lui per gran desio d'esser sua sposa,

onde con umil voce

gemendo, sopra ciò sta ognior pensosa.

Tu, madre, che del ciel possedi il monte

e sotto te la terra e l'onde salse,

a le cui sacre insegne s'accompagna

ciascuno, a cui di ver pregio mai si calse

dal primo insino a l'ultimo orizonte,

tal che Italia, la Magna, Francia, Ispagna,

Britannia tutta, e l'isole che bagna

l'oceano intra 'l Carro e le Colonne,

infin là dove sona

dottrina del santissimo Elicona,

ti chiaman sempre, e sotto umili gonne

l'alme, ch'al ciel la caritate sprona,

fammi tal grazia, ch'io ancor ne sia degno,

che te, fior de le donne,

amando, tutto 'l mondo abbia in disdegno.

Vedi, Regina, come 'l cor mi giace

al basso in ghiaccio ed in gelate nevi,

lontano dal splendor del sommo Sole,

tanto ch'i giorni, benché siano brevi

naturalmente, perché senza pace

sono, m'increscon sì ch'un'ora suole

parermi mille, e molto più mi duole

che 'l nemico furor la spada cigne

a maggior danni miei.

Però ricorro a te, madre, che sei

nostra speranza, per l'onde sanguigne,

ch'in croce sparse quel vero agnus Dei:

fa' sì che l'aversario, ch'io pavento,

quando in me il ferro strigne,

tutti gli colpi suoi commetta al vento.

Omai è tempo da ritrarre il collo

dal giogo antico e da squarciare il velo,

ch'è stato avolto intorno agli occhi nostri,

poi ch'è venuto giù da l'alto cielo

non Giove, non Mercurio, non Apollo,

no 'l domitor d'orrendi e feri mostri

né molt'altri, che per teatri e chiostri

lodati son da Orfeo ed Anfione,

ma quello, ch'infra i gigli

si pasce, e che, per farci veri figli

del sommo padre, cangia sua magione

e viensi umil in terra, acciò che pigli

umana carne di te degna madre

e con dolce sermone

a l'uomo insegni far opre leggiadre.

O prezioso e nobile tesauro,

idea seconda ne l'eterne carte,

sostegno d'ogni nostro peso e soma,

contra il drago infernal squadra di Marte,

cinta di triomfale mirto e lauro

il santo capo e l'onorata chioma

sopra ogni vincitor che mai fu in Roma,

pregoti, s'unque fosti a me cortese,

ch'or la tua mano sia,

com'esser suole, verso me sì pia

che schifar possa le nemiche offese

col favor del bel figlio tuo, Maria,

ch'indarno certo alcuna parte spera

ne l'umane difese,

se Cristo sta da la contraria schiera.

Di ciò in essempio abbiam l'ardir di Xerse,

che passò con gran squadre a' nostri liti,

de' quai appresso il mar di Salamina

altri furon occisi, altri feriti

contrario avendo Dio le genti perse.

Sì ch'a l'uom che 'l suo core non inchina

ad esso tuo figliuol e a te, Regina,

il cielo da l'occaso a l'oriente

vittoria non promette.

Ma ben chi ha le sue forze in voi ristrette

vince gran stuol con poca armata gente,

come dicon l'istorie da noi lette:

ch'umiliar al ciel pur ci conviene

le ginocchia e la mente,

sperando in te ristoro d'ogni bene.

Tu vedrai 'l cielo e l'onorata riva,

canzon, ch'a gli occhi miei cela e contende

non mar, non poggio o fiume,

ma sol l'error che mi smarisce il lume

de l'intelletto e 'l senso che m'incende:

onde, acciò romper possa il dur costume,

e venir là, fa' tu che m'accompagne

quella che con sue bende

infascia Cristo ed a la croce il piagne.