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Bella di Gioventute eccelsa Diva,
Che l'ambrosia immortal mesci a gli Dei,
In guardia chiamo te de' carmi miei,
Ch'or varcan Lete in su gran prora Argiva.
Tu gli affida e gli scorgi
Al tempio alto d'Onore,
Poiché di quel favore,
Che lor benigna porgi,
Ben degni sono per gentil Suggetto
Che lor diè vita, glorioso, eletto.
Sovra il giogo di Pindo innalzo ed ergo
Garzone illustre, onor de' nostri boschi,
E dell'onda vital de' fiumi Toschi
I suoi verd'anni generosi aspergo.
M'oda il Metauro altero,
M'oda l'Augusto Tebro:
D'un lor Figlio io celebro
Il bel fiorir primiero,
E in fronte a' chiari giovanetti merti
Tesso di lodi auree corone, e serti.
Quando vide Chirone
Il Tessalo fanciullo
Colla tenera man farsi trastullo
Dell'Orso e del Lione,
Presagì l'alte imprese e i chiari affanni,
Ch'indi il portaro oltre i confin' degli anni.
STROFE II.
Vide il valor, che fé ammutir la terra,
E sovra ogni valor disciolse l'ale
A quel de' Numi bellicosi eguale,
Temuto in pace e trionfante in guerra.
Del magnanimo Achille
Sotto il piè debellato
Vide il Dardanio Fato.
Vide Troia in faville
Di suo gran nome a i chiari lampi alzarse,
E le mura Febee distrutte ed arse.
Qual presagio, o Cleandro, or trarrem noi
Dal primier di tua vita altero lume!
Chiaro t'additan già senno e costume
Infra i Romulei più famosi Eroi,
Né minore il coraggio
Fora, che in petto chiudi,
Se tra l'altre virtudi,
Fregi eterni del saggio,
Che risplendono a gara a te dappresso,
Potesse or lieto sfavillare anch'esso.
Oh venga il dì felice,
Che cinga usbergo e scudo,
Ed al velloso Scita, e al Mauro ignudo
Sparga terror d'intorno,
E del Giordano in sulla sacra foce
Per te ritorni a trionfar la Croce!
Rinnoverassi allor la prisca lode
Nell'alta Stirpe tua, che in duro Marte
Famosi ottenner per valore ed arte
L'inclito Giorgio, e Malatesta il prode.
Quegli all'Aquila Augusta
Del fier Gustavo a fronte
La giovanetta fronte
Di palme offerse onusta,
Questi di Castro l'ardimento insano
Prostrar fé vinto al Sacro piè d'Urbano.
Ma tu, dov'ebber fin le glorie avite,
Comincerai, né fine avrai prescritto.
Gli eccelsi imperi del tuo core invitto
Udran ben tosto le falangi ardite.
Noi già veggiam, Cleandro,
Lieta aggirarsi intorno
Al suo prisco soggiorno
L'ombra del buon Evandro,
Che al suo novello vacillante Regno
Sol nella gloria tua spera il sostegno.
Il grand'Astro, che irradia
Or l'Universo, intanto
I voti ascolti ossequiosi, e il canto
Della raminga Arcadia,
E omai ricuopra di sua piena luce
Te di nostre speranze Autore e Duce.