500
Vergine eccelsa, di ridire invano
La tua, cantando, alta onestade i' penso,
Ché stil terreno a tal non giugne, e immenso
Tuo bel non cape in intelletto umano.
So ben che né divino esser sovrano,
Né candor vanti in infinito estenso;
Pur, come abisso troppo vasto e denso,
Senz'altro abisso il misurarti è vano.
Perocché tanta l'increata cura
Ti diè pudica incomprensibil dote,
Quanta non l'ebbe angelica natura,
E 'n guisa a noi son le tue mete ignote,
Che cosa al Mondo sotto Dio più pura
Pensier creato immaginar non puote.