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By Alessandro Braccesi

Son già sì stanco imaginando 'l fine

ove mi mena il mio misero fato,

ch'io son come huom condocto fra gli scogli,

senza speranza d'arrivare in porto.

L'arbore è tronco e le vele ho per terra,

né mi consiglia alcuno o porge aita.

Non giova chieder lachrymando aita,

per mutar dal suo corso 'l tristo fine;

anco ogni cosa m'è contraria in terra,

e ciò m'advien pel mio nativo fato

che la mie barca tien lontan dal porto

sopra l'onde maligne in mille scogli.

Lasso, ch'io vegio che fra tanti scogli

romperò presto senza alcuno aita

prima ch'io vegia, non ch'io trovi el porto,

da poi che così vuole el duro fato

ch'anzi tempo m'affretta verso 'l fine

e tienmi in cento morte vivo in terra.

Prima ch'io mi risolva in fredda terra

o che 'l mio legno franga tra li scogli,

prima ch'io senta il doloroso fine,

non chiegio altro socorso o altro aita

se non che 'l mie crudele acerbo fato

mi lasci almen veder da lungi el porto.

Da ch'io non spero più tornare in porto,

né ricondurmi più salvo fra terra,

almanco mi conceda 'l mio mal fato

tirarmi tanto indietro dalli scogli

ch'io senta alla gran pena qualche aita

anzi ch'io arrivi del mie corso al fine.

Ma de' miseri amanti è sempre 'l fine

che, poi che surti stan securi in porto,

da sùbita procella senza aita

percossi, in un momento dànno in terra,

perdendo ogni salute fra gli scogli,

tanto è di ciaschedun simìle il fato.

Tale è il mio fin pel mio protervo fato:

già nelli scogli son lontan dal porto,

né verso terra aspecto alcuno aita.