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By Antonio Tebaldeo

Certo non è tra nui doglia magiore

cha ricordarse del tempo felice

ne la miseria, come in Dante dice

Francesca, che fin tristo ebbe in amore:

che talhor resto di me stesso fuore,

pensando a la mia sorte aspra e infelice;

ché se beato in terra alcun dir lice,

io fui beato, e sopra ogni altro honore;

ché quanto il ciel di bello e la natura

mai seppon far con ogni industria e ingegno

ebbi in mia man; ma fo breve ventura:

Fortuna men privò, forse per sdegno,

o perché sotto il ciel stato non dura,

o perché d'un tal ben non era degno.