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Sedean sotto un muscoso e cavo sasso,
Poco lungi dal Mare,
Giovani Pescatori Idante e Dami,
Figli gemelli d'Alco, al volto, al corpo
Simili, ed alla voce ed a i costumi;
E in mezzo a lor v'era Coreta il saggio,
Ad impor fine eletto
All'amorosa lor grave contesa,
Perocch'entrambi avea feriti Amore
Per la bella Lucrina, illustre Ninfa
Sopra mai quante il nostro Mar ne vanta.
Quando il sagace Vecchio,
In rimirarli accesi
Non men d'amor che d'alta gloria, e viva,
Sereno in volto, e maestoso disse:
O spirti valorosi, omai gioite,
Ché del rimedio vi mostrate degni,
Che Amor prepara a vostra lunga lite,
E, poich'in ambo riconosco i segni
Del merto eguale, ond'io non perda l'opre,
D'abbracciar mio pensiero alcun non sdegni.
Col canto ognun di voi lodar s'adopre
Lei, c'havvi in sen la bella fiamma accesa,
E mostri cui più grata ella si scuopre.
E, chiudendo così vostra contesa,
A quel Lucrina restisi, che meglio
Si spedirà dalla leggiadra impresa.
Tacete, o Giovanetti, omai tacete:
Eguale ancor — chi 'l crederebbe! — è il canto,
Ben degni di Lucrina entrambi siete,
Onde, non potend'io sciogliere in tanto
Di merti bilanciare il pianto vostro,
Diasi alle sorti di quest'opra il vanto.
Ciò che far non poss'io, faccia il Mar nostro:
Chi oggi quindi trae preda maggiore
Goda quel di bellezza unico mostro,
E il Ciel di vostra pace abbia l'onore.