51

By Antonio Tebaldeo

Mai non volgi ver' me tua luce altera

che non me sia ogni fiata al core un dardo;

e quando firmo in te mio debil sguardo,

perdo i sensi, né scio s'io son quel ch'era;

né tanto cerva timida e legiera

trema, che vede a sé propinquo il pardo,

quanto al tuo bel conspecto io temo et ardo,

pallido in viso più che bianca cera.

Io riprendo la lingua asperamente

e dico al core: “Ahi, come mai comporti

de lassarte mancar cussì vilmente?”.

Lor mi prometton nel tornar star forti

e dir la sua ragion constantemente,

ma sempre più che pria rimangon morti.