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By Bernardo Tasso

Mentre nel Campidoglio il gran Romano

alzava il tempio a Giove, ebbe novella

del morto figlio, a lui spietata e fella,

né per la doglia insano

levò da l' opra o la lingua o la mano,

ma posto un duro freno al suo dolore

seguì il lavoro incominciato avante

col volto asciutto e l' animo constante,

ché 'l gran paterno amore

non gli sviò dal grave ufficio il core;

e voi, che di prudenza e valor sete

forse il più illustre e 'l più lodato essempio

di questa nostra etate, al dolore empio

darvi in preda volete,

che tante volte superato avete?

Ritogliete, Signor, di voi l' impero

di mano al senso omai, che v' allontana

da la strada d' onor secura e piana,

e sì come nocchiero

saggio, che contra il verno orrido e fiero

arma d' ancore salde il caro legno,

armate di prudenza e di ragione

la mente, acciò che in questo duro agone

un vincitor sì indegno

non ne riporti la corona e 'l Regno.

Volete che la piaga aspra e mortale

che per la morte del genero caro

v' ha fatto in mezzo al core il duolo amaro

risani il tempo? Ah, tale

medicina non è d' alma reale!

Non sapete, Signor, che la prudenza

è diamantino impenetrabil scudo

contr' ogn' arma del duol spietato e crudo,

la qual non ha temenza

d' alcuno impeto suo né violenza?

Forse pensate di tornarlo vivo,

di far pietoso il Fato empio e crudele

con pianto, con sospiri e con querele?

Ma pria sterile e privo

prato d' ogni licor di fonte o rivo,

in parte opaca ove non scaldi il sole,

il volto mostrerà ricco e giocondo

de le vaghezze che fan bello il mondo,

e gigli avrà e viole

quand' altrove coprirgli il ghiaccio suole.

Forse vi duol che così tosto morto,

e nel più bel fiorir degli anni suoi,

l' abbian l' invide Parche, e tolto a noi:

dunque vi duol che 'n porto

condotta per camin securo e corto,

per quest' onda del mondo orrida e scura,

abbia la frale e disarmata nave

di tante sue virtuti onusta e grave,

e ch' or senza paura

seggia sul lido, ricco oltre misura,

né l' improvisa morte o repentina

si deve lagrimar d' un innocente,

d' un cui foco divin purghi la mente

da sera e da matina

sì come l' oro il fabbro a la fucina:

non v' avria maggior duol piagato il petto

quasi nuovo Atteon da' suoi dolori

vedendol lacerar, e fra gli ardori

de la febbre costretto

morir dopo più dì languendo in letto?

Sani quest' empia piaga, o Signor mio,

che v' ha data il dolor, quella virtute

ch' ha risanato vie maggior ferute,

né ponete in oblio

che 'l destin nostro è sol voler di Dio.