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Mentre nel Campidoglio il gran Romano
alzava il tempio a Giove, ebbe novella
del morto figlio, a lui spietata e fella,
né per la doglia insano
levò da l' opra o la lingua o la mano,
ma posto un duro freno al suo dolore
seguì il lavoro incominciato avante
col volto asciutto e l' animo constante,
ché 'l gran paterno amore
non gli sviò dal grave ufficio il core;
e voi, che di prudenza e valor sete
forse il più illustre e 'l più lodato essempio
di questa nostra etate, al dolore empio
darvi in preda volete,
che tante volte superato avete?
Ritogliete, Signor, di voi l' impero
di mano al senso omai, che v' allontana
da la strada d' onor secura e piana,
e sì come nocchiero
saggio, che contra il verno orrido e fiero
arma d' ancore salde il caro legno,
armate di prudenza e di ragione
la mente, acciò che in questo duro agone
un vincitor sì indegno
non ne riporti la corona e 'l Regno.
Volete che la piaga aspra e mortale
che per la morte del genero caro
v' ha fatto in mezzo al core il duolo amaro
risani il tempo? Ah, tale
medicina non è d' alma reale!
Non sapete, Signor, che la prudenza
è diamantino impenetrabil scudo
contr' ogn' arma del duol spietato e crudo,
la qual non ha temenza
d' alcuno impeto suo né violenza?
Forse pensate di tornarlo vivo,
di far pietoso il Fato empio e crudele
con pianto, con sospiri e con querele?
Ma pria sterile e privo
prato d' ogni licor di fonte o rivo,
in parte opaca ove non scaldi il sole,
il volto mostrerà ricco e giocondo
de le vaghezze che fan bello il mondo,
e gigli avrà e viole
quand' altrove coprirgli il ghiaccio suole.
Forse vi duol che così tosto morto,
e nel più bel fiorir degli anni suoi,
l' abbian l' invide Parche, e tolto a noi:
dunque vi duol che 'n porto
condotta per camin securo e corto,
per quest' onda del mondo orrida e scura,
abbia la frale e disarmata nave
di tante sue virtuti onusta e grave,
e ch' or senza paura
seggia sul lido, ricco oltre misura,
né l' improvisa morte o repentina
si deve lagrimar d' un innocente,
d' un cui foco divin purghi la mente
da sera e da matina
sì come l' oro il fabbro a la fucina:
non v' avria maggior duol piagato il petto
quasi nuovo Atteon da' suoi dolori
vedendol lacerar, e fra gli ardori
de la febbre costretto
morir dopo più dì languendo in letto?
Sani quest' empia piaga, o Signor mio,
che v' ha data il dolor, quella virtute
ch' ha risanato vie maggior ferute,
né ponete in oblio
che 'l destin nostro è sol voler di Dio.