5

By Giosue Carducci

Il poeta barcolla e ha il capo grosso:

L'ulcere del suo core

Ei mette in mostra, come un nastro rosso

De la legion d'onore.

– Quest'ulcera è al suo punto, ei dice, e questa

Mi dee nobilitare.

L'asinità de la vil gente onesta

Si sgroppi a lavorare.

Noi angeletti de' liberi amori,

Noi liriche farfalle

Create a svolazzar su' cavolfiori

E lambirne le palle,

Oggi al secol del ferro e del carbone

Mutati in calabroni

Con l'assenzio facciam la reazione,

E sputiamo i polmoni.

Così, feriti al cuor, figli de l'arte,

Siamo privilegiati:

Dal facchinaggio uman stiamo in disparte

Noi, sublimi ammalati.

Nostro lavoro è di portare in petto

La question sociale.

O contemplazion del lazzaretto!

Datemi un serviziale..

Un serviziale rosso. Il contadino

Bea ne la maledetta

Risaia l'acqua marcia: io bevo il vino

Per far la sua vendetta.

Canti sol chi la voce ha cavernosa,

E pèste a la salute!

Fiutate qua, canaglia vigorosa,

Quest'ulcera che pute. –

Così urla, al mattin scialbo, su 'l canto

D'una sudicia via;

E tosse e rece fuor del petto affranto

Vino, tabe, elegia;

E l'asino, che vien, de l'ortolano

Lo fiuta con dimesso

L'orecchio, e pensa – O idealismo umano,

Affógati in un cesso. –