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Ben per tuo danno in te sì larga parte
del suo divino spirto Apollo infonde,
e i doni suoi, perché tu sol n'abbonde,
sì scarsamente a noi versa e comparte:
ché se fosse in altrui l'ingegno e l'arte
che 'n te quasi sepolto oggi s'asconde,
sol da gli alti tuoi pregi e non altronde
torria nobil materia a mille carte.
Tu, mentre gli occhi in ogni parte giri,
né ritrovi al tuo canto egual soggetto,
pien di sdegno gentil taci e sospiri.
Perché dir di te stesso a te non lece?
perché ciò deve a Scipio esser disdetto
se già, né senza onor, Cesare il fece?