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Donna immortale, io veggio
Muover dall'alto l'increato Sole,
Che 'n te discende come pioggia in vello,
E al suon di tue parole,
Come ordinato avea nel sommo seggio,
Fa sé dell'uom visibimente bello.
Questi, del Cielo o gran Reina, è quello,
Che sotto il vel delle terrene bende
L'esser eterno inalterabil serba;
Questi è quel, che superba
Nostra natura giustamente rende,
Talch'a lei più non dànno
Noia le tante di quaggiù vicende,
Né più l'attrista il doloroso inganno,
Che fu principio d'ogni nostro affanno.
Io vo meco pensando
Perché 'l gran Dio, di mortal salma in vece,
Preso non abbia Angelica sembianza,
Ma 'l dì, che guerra fece,
Manda per sempre l'empia turba in bando,
Ch'ebbe sull'Austro di regnar baldanza.
Poi mi rivolgo a te nostra speranza,
Ringraziando il superno alto Monarca,
Ch'a noi converse i suoi pietosi rai,
E te, ch'adorna vai
Dell'uman vel, non come gli altri carca,
Onde da terra lungi
T'alzi qual fiamma, ch'al suo centro varca,
E per somma beltà tant'alto giungi,
Che Dio coll'uomo e l'uom con Dio congiungi.
Né mai stato sublime,
Dacché uscì 'l Mondo dall'antico nulla,
Ebbero chi più furo al Ciel diletti,
Che tu sin dalla culla
Non l'avanzassi, onde quaggiù le prime
Bell'orme muovi sovra i più perfetti.
Figlia del Re superno, e degli eletti
Ultima meta, ove chi tutto puote
Di far gran' cose si compiace e vanta,
Come di rai s'ammanta,
Qual altro Sol, nube, cui 'l Sol percuote,
Così dentro il tuo vago
Seno tal porti luminosa dote,
Che 'l divin Sol fuori di sé fai pago,
E sei di lui quasi infinita immago.
Quanta fu mai bellezza
Negli Angelici spirti in Cielo accolta
È nulla al paragon del tuo bel lume,
Perché in forse una volta
Fur di cader dalla suprema altezza,
Ove gli avea locati il sommo Nume:
Ma tu volando con più altere piume
Sei stabile in eterno, e né pur l'ombra
Di possibil error tua luce oscura.
Come bel per natura
E intatto è 'l Figlio, che 'l tuo seno adombra,
Così d'ogni atto rio
Tu sei per grazia e d'ogni macchia sgombra,
Né di te, né di lui sotto il gran Dio
Cosa più pura immaginar poss'io.
Perch'io veggio che grazia,
E non virtù di natural valore,
Fa che tu giunga a così alta meta,
Adoro il gran Fattore,
Che tal ti fece, e si compiace e sazia
Della tua vista, ove sue brame acqueta.
Non che beata in sé medesma e lieta
Senza di te non sia la mente eterna,
Ma sua gloria mirar gode in altrui,
E più negli occhi tui,
Dove si specchia la Bontà superna,
Ch'a noi sé stessa diede,
E quante volte in lor s'affisa e 'nterna
Scritto vi legge il divin Verbo e vede
L'infinito poter, che in lui risiede.
Canzon, l'altra compagna avrai ben presto,
Per far pago il desio compitamente,
Che m'ha d'alti pensier' piena la mente.