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Sotto il gran fascio de' miei tristi affanni
Trapassando men vo questa sì acerba
Misera vita, anzi morte superba,
Ché vita non può dirsi in tanti danni.
Spendo in dolermi l'ore, i giorni e gli anni,
Né per radice o fiore o sugo d'erba
La cruda piaga mia si disacerba,
Né valmi cangiar pelo o mutar panni.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
Non trovo in tanto mal chi le cortesi
Orecchie pieghi e a chi volger mio grido.
Volgomi alla ragion? no, che l'offesi;
Ad Amor? no, che di promesse è infido;
A gli Dii? no, che a spergiurar gli presi.