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Tanto è che avvinto io son da tua beltade,
Ch'altro fuor che prigion più non apprezzo,
E tanto io sono alle ritorte avvezzo,
Che più viver non posso in libertade.
E se talora per tua crudeltade
Il carcer fuggo e la catena spezzo,
Tosto ritorno alla prigione in mezzo:
L'error piango e ad Amor chieggo pietade.
Al mirare i begli occhi alteri, onesti,
Cessa ogni noia, e la tua chiara, adorna
Sembianza sgombra i pensier' gravi e mesti.
Così Augellin, che prigionier soggiorna,
S'avvien che un giorno in libertà ne resti,
Tosto all'antica sua prigion ritorna.