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By Antonio Tebaldeo

Fu tempo ch'io ebbi ardir cum lingua sciolta

dolerme e apalesar l'interna pena,

quando Amor pria mi tenne in sua catena,

ché il fallo è da excusar per una volta.

Ma hor che l'alma simplicetta e stolta

tornata è a quella vita de error piena,

di vergogna la lingua si rafrena:

cussì cresce mia fiamma in star sepolta;

e se in un bosco solitario arivo,

temo che per averme udito tanto

arbori, fiere e ocei m'abiano a schivo.

Pur sfogo il dolor mio la nocte alquanto

e quel che dir non oso in carte scrivo:

e se me manca inchiostro, adopro il pianto.