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By Auteur inconnu

Nave secura, che riposa in porto,

Solo s'affida al vento aprir le vele,

Quando il nocchiero accorto

L'onda tranquilla e il Ciel benigno ha scorto;

Ma poi che lieta per lo mare è scorsa,

Fattosi oscuro il Ciel, l'onda infedele,

Rabbia di venti e sdegno

L'assalgon sì, che omai senza ritegno

Nel naufragio fatal vedesi incorsa,

Allor si sforza di poter campare;

Usa l'arte e l'ardire

Per non perire entro l'irato mare.

Così tu, Amor, m'hai di buon loco tolto

E posto in gran procella di sospiri,

Ché d'Elvira il bel volto

Fé ch'io restai ne' tuoi legami involto.

Io mi credei goder gioiosa vita,

Tutti appagando i miei dolci desiri,

Quando dapprima, o Amore,

Presi a seguirti, e ti fei don del core.

Ma vana speme, come sei fallita!

Io vivea da te sciolto in festa e in giuochi,

E or sì m'incendi ed ardi,

Che de' tuoi dardi omai t'avanzan pochi.

Io veggio il danno, è ver, ma pur nol fuggo;

Vorrei fuggirlo, ma non so, né posso:

Tutto in pianti mi struggo,

E molto assenzio in poco dolce i' suggo.

Il ferro insegue la sua pietra amata,

E da lei vien dal loco suo rimosso,

E fatta amante anch'ella

Sempre si volge inver' l'amata stella;

Tale anch'io seguo cruda Donna ingrata,

Ed a seguirla sin dal dì ch'io n'arsi

Son dal destin portato,

Ché niun dal fato suo può mai ritrarsi.

Me sfortunato cento volte e cento,

Che il male io veggio, e pur fuggir non oso:

Amo contra talento,

Seguendo Amor, cagion del mio tormento;

E il grande ardor, Donna, ch'ognor mi sforza

A palesar ciò c'ho nel sen più ascoso

Vuol che il mio mal descriva,

Ma la penna nol può, che d'arte è priva.

Dirò che Amor sol la sua face ammorza

E scocca l'arco nel mio petto frale.

Son troppo a i colpi esposto:

Amor m'ha posto come segno a strale.

Cotanto Amor m'ha del suo fuoco acceso,

Cotanto al grande ardore esca ognor porgo,

E tanto è ch'egli ha preso

Ad ardermi, ch'omai tutto si è reso

Consunto il petto e il cuor, né parte alcuna

Da consumarsi nel mio seno io scorgo;

E pur tanto è che avvampo,

Né ancor trovato ho alcun rifugio o scampo,

E d'ogni bene è l'alma mia digiuna;

Né sin dal dì, che per lei m'arse il seno,

Volle che i suoi bei rai

Volgesse mai ver' me pietosi almeno.

Oh crudo Amor, ch'ogni mio ben togliesti

Il dì, che ne' tuoi lacci io posi il piede,

Ed a seguir mi desti

Donna crudele, a te spiacciono questi

Sospir', ch'io spargo, e n'hai doglia e dispetto,

Perché temi ch'io lei pieghi a mercede.

Io servo, e a tutti è noto,

E solo a Elvira il mio servaggio è ignoto.

Oh di cristallo avessi almeno il petto,

Che ciò ch'ella non mira e ciò ch'io taccio

Fuori allor tralucesse,

E si sfacesse all'ardor mio il suo ghiaccio!

Ella men cruda fora ed io più lieto;

Ma da me tanto già sperar non lece,

Poiché men fa divieto

Natura, e vuol che chiuso in me e segreto

Il fuoco giaccia e la mia piaga altera.

Sol mi resta a morire, e prego, in vece

D'Amor, mia cruda sorte

A concedermi almen pietosa morte.

Quello farà questa mia man severa,

Ch'avrian col suo girar poi fatto gli anni:

Sì, sì, la morte è vita

A un uom, ch'aita invan chiese a gli affanni.

Ma che favello, o Amor? placano i voti

Crudo inferno, atro Cielo, e mare altero,

E non potran divoti

Prieghi ammollirti? e il tuo rigor non scuoti?

Ch'io disperi però certo non fia,

Sebben di serpe nutri un cor più fiero.

Mobile è per natura

Donna, e si piega alfin, se pria fu dura.

Pari incostanza ell'ha s'ama e desia

O se il fido amatore odia e disprezza,

E, come al vento foglia,

A mutar voglia Donna è sempre avvezza.

Canzon mia, vanne ardita; ah no, t'arresta:

Se ti sveli o t'asconda

Non so, ché il mio voler par si confonda.

Fuggir dovresti, perché sei sì mesta,

Ma la speme sul fin, c'hai presa appieno,

Vuol ben ch'io mi consoli

E che tu voli alla mia cruda in seno.