528
Nave secura, che riposa in porto,
Solo s'affida al vento aprir le vele,
Quando il nocchiero accorto
L'onda tranquilla e il Ciel benigno ha scorto;
Ma poi che lieta per lo mare è scorsa,
Fattosi oscuro il Ciel, l'onda infedele,
Rabbia di venti e sdegno
L'assalgon sì, che omai senza ritegno
Nel naufragio fatal vedesi incorsa,
Allor si sforza di poter campare;
Usa l'arte e l'ardire
Per non perire entro l'irato mare.
Così tu, Amor, m'hai di buon loco tolto
E posto in gran procella di sospiri,
Ché d'Elvira il bel volto
Fé ch'io restai ne' tuoi legami involto.
Io mi credei goder gioiosa vita,
Tutti appagando i miei dolci desiri,
Quando dapprima, o Amore,
Presi a seguirti, e ti fei don del core.
Ma vana speme, come sei fallita!
Io vivea da te sciolto in festa e in giuochi,
E or sì m'incendi ed ardi,
Che de' tuoi dardi omai t'avanzan pochi.
Io veggio il danno, è ver, ma pur nol fuggo;
Vorrei fuggirlo, ma non so, né posso:
Tutto in pianti mi struggo,
E molto assenzio in poco dolce i' suggo.
Il ferro insegue la sua pietra amata,
E da lei vien dal loco suo rimosso,
E fatta amante anch'ella
Sempre si volge inver' l'amata stella;
Tale anch'io seguo cruda Donna ingrata,
Ed a seguirla sin dal dì ch'io n'arsi
Son dal destin portato,
Ché niun dal fato suo può mai ritrarsi.
Me sfortunato cento volte e cento,
Che il male io veggio, e pur fuggir non oso:
Amo contra talento,
Seguendo Amor, cagion del mio tormento;
E il grande ardor, Donna, ch'ognor mi sforza
A palesar ciò c'ho nel sen più ascoso
Vuol che il mio mal descriva,
Ma la penna nol può, che d'arte è priva.
Dirò che Amor sol la sua face ammorza
E scocca l'arco nel mio petto frale.
Son troppo a i colpi esposto:
Amor m'ha posto come segno a strale.
Cotanto Amor m'ha del suo fuoco acceso,
Cotanto al grande ardore esca ognor porgo,
E tanto è ch'egli ha preso
Ad ardermi, ch'omai tutto si è reso
Consunto il petto e il cuor, né parte alcuna
Da consumarsi nel mio seno io scorgo;
E pur tanto è che avvampo,
Né ancor trovato ho alcun rifugio o scampo,
E d'ogni bene è l'alma mia digiuna;
Né sin dal dì, che per lei m'arse il seno,
Volle che i suoi bei rai
Volgesse mai ver' me pietosi almeno.
Oh crudo Amor, ch'ogni mio ben togliesti
Il dì, che ne' tuoi lacci io posi il piede,
Ed a seguir mi desti
Donna crudele, a te spiacciono questi
Sospir', ch'io spargo, e n'hai doglia e dispetto,
Perché temi ch'io lei pieghi a mercede.
Io servo, e a tutti è noto,
E solo a Elvira il mio servaggio è ignoto.
Oh di cristallo avessi almeno il petto,
Che ciò ch'ella non mira e ciò ch'io taccio
Fuori allor tralucesse,
E si sfacesse all'ardor mio il suo ghiaccio!
Ella men cruda fora ed io più lieto;
Ma da me tanto già sperar non lece,
Poiché men fa divieto
Natura, e vuol che chiuso in me e segreto
Il fuoco giaccia e la mia piaga altera.
Sol mi resta a morire, e prego, in vece
D'Amor, mia cruda sorte
A concedermi almen pietosa morte.
Quello farà questa mia man severa,
Ch'avrian col suo girar poi fatto gli anni:
Sì, sì, la morte è vita
A un uom, ch'aita invan chiese a gli affanni.
Ma che favello, o Amor? placano i voti
Crudo inferno, atro Cielo, e mare altero,
E non potran divoti
Prieghi ammollirti? e il tuo rigor non scuoti?
Ch'io disperi però certo non fia,
Sebben di serpe nutri un cor più fiero.
Mobile è per natura
Donna, e si piega alfin, se pria fu dura.
Pari incostanza ell'ha s'ama e desia
O se il fido amatore odia e disprezza,
E, come al vento foglia,
A mutar voglia Donna è sempre avvezza.
Canzon mia, vanne ardita; ah no, t'arresta:
Se ti sveli o t'asconda
Non so, ché il mio voler par si confonda.
Fuggir dovresti, perché sei sì mesta,
Ma la speme sul fin, c'hai presa appieno,
Vuol ben ch'io mi consoli
E che tu voli alla mia cruda in seno.