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Or che dée risonar mio rozzo canto
Fra vaghe Ninfe e nobili Pastori,
Palpita il cor nel sen, sento i rossori,
E di giusta vergogna il volto ammanto,
Poiché basso è lo stil, né merta il vanto
Di spiegarsi tra Cigni, a cui gli onori
Si devon sol de' più pregiati allori,
Che mai nascesser là presso Arno e Manto.
Che farò dunque? a te, Febo, mi vòlgo,
Nume gentil: tu porgi a questo petto
Voce miglior di questa, ch'ora sciolgo.
Tu assicura il timor, tu dà' diletto
A chi m'ascolta, onde con quel del volgo
Non resti il canto mio vile e negletto.