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By Auteur inconnu

O saggio, o forte, o glorioso, invitto

Nostro Giove terreno, Augusto CARLO,

Fulminator delle Ottomane schiere,

Non si ascriva a delitto

Della vil cetra mia se di te parlo,

Scemando il pregio a tue virtù guerriere,

Però che lodi vere

Solo dar ti potrebbe un che ne' carmi

Possente fosse, qual tu sei nell'armi.

Ma benigno al mio dir l'orecchio inchina,

Come il Dio d'Israele

Dolce si volse all'Eritrea marina

Gli inni ad udir del popol suo fedele,

Che avea già lieto i flutti

Varcati a piedi asciutti,

In cui poi cadde Faraon crudele.

Credea l'ingiusto Usurpator de' Troni,

Che a' gran' Nipoti in riva all'Ellesponto

Per doppio onore eresse Costantino,

Degli Arabi Ladroni

Collo stuol più a fuggir che a pugnar pronto,

Sull'Europa condur del Bizantino

Lido l'aspro destino.

Tanto l'indegno Usurpator credea,

Ma il Ciel ne' suoi decreti altro volgea:

Onde l'Asia sconfitta al Savo in riva

Delle sue schiere armate

Giacque nel sangue, lacera e cattiva,

E l'Istro sovra l'acque insanguinate

Le ree novelle amare

Portò nel Tracio mare

Colle insegne de' Barbari squarciate.

Intanto il Duce delle Odrisie navi,

Che Corcira offendeano, a' suoi Guerrieri

Dall'alte poppe ecco l'Italia addita:

"Colà le antenne gravi

Volgerem tosto, e donde fia che speri,

Vinta omai la Germania, il Tebro aita?

Misera e sbigottita

Piegherà il collo al giogo e alle catene

Roma altera, non men ch'Argo e Micene."

Dicea, ma 'l suono trionfal s'intese

Delle armi tue, che al core

Ratto dell'empio, come folgor, scese,

Ed ebbe tanta in lui forza il timore,

Che, l'ampie vele al vento

Disciolte in un momento,

Rivolse in fuga l'Ottomane prore.

E fugge e puote rivoltar le spalle

All'alta speme del maggiore Impero

De' tuo' primi trionfi al grido solo.

Ma già, già un nuovo calle

S'aprio d'onor l'Austriaco Augel guerriero,

E contra Temesvar dispiegò il volo:

Già fé cadere al suolo

L'indomita finor ampia Cittade,

Premio non vil delle Germane spade.

E se l'uman pensier felici auguri

Trar può da sorte amica

I lieti eventi a presagir futuri,

Vedrem, vedrem per la campagna aprica

Mesto scorrere il Xanto

E rinnovare il pianto,

Qual feo per Troia nell'etade antica.

Signor, poiché la vincitrice spada,

Del barbarico sangue aspersa e tinta,

Nuda anco impugni coll'invitta mano,

Segui la bella strada

A trionfi maggiori, e l'Asia vinta

Sotto al tuo piè batta la fronte al piano.

Del reo Soglio Ottomano

Tronca il sostegno, e sian sue forze dome

Tanto che alfin di lui si spenga il nome.

Che fai, Signore? e Betelem non odi?

Non vedi onuste il piede

Di gravi ceppi indegni e Cipro e Rodi?

Mira Sion come dolente siede,

E grida: "A fare acquisto

Del Sepolcro di Cristo

Il Popol battezzato e quando riede?"

Non creder già che t'abbia il Ciel concessa

Sì gran Vittoria, perché il tuo terreno

Del sangue d'Oriente si dipinga,

Né perché resti oppressa

Gente sì numerosa a morte in seno,

O servil laccio il nudo piè le stringa,

Ma perché doma cinga

La bianca stola, e del Vangelo al Fonte

Chini pentita la superba fronte,

E si rivegga folgorar la Croce

Su i profanati Altari

Dal culto reo dell'Ottoman feroce,

E tua mercé sorgano i dì più chiari,

Che per disciorre il voto

Il Peregrin divoto

Libero varchi amiche terre e mari.