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Pure ad onta del forte
Recinto tuo precipitasti al suolo,
In van dall'Asia, o Temisvar, difeso.
Pur di catena e morte
Ti fé temer d'EUGENIO il brando solo,
D'Austriaco sdegno orribilmente acceso,
E il periglio compreso
Cessar ti fé dall'ostinato orgoglio,
E servi al Duce in Campo, a CARLO in Soglio.
Or in qual parte e dove,
Sparso di sangue e di vergogna il corno,
Trarrà l'Odrisia Luna i suoi pallori?
L'infelici sue prove
Al fier Sultano accresceran lo scorno
E alla barbara plebe ire e timori;
All'Augure gli errori
Rinfaccerà, ché con bugiardo insulto
Screditò il rio Profeta e l'empio Culto.
Col vinto stuolo intanto
D'usar non lascia il vincitor pietoso
Generosa bontà tra l'armi ancora:
Escon, versando il pianto,
L'Ismare Turbe, e il difensor geloso
Non l'insulta o deride, anzi l'onora.
Consente ch'escan fuora
Salve vite ed arredi, e sol la gloria
Per sé ritien dell'immortal vittoria.
Va', corri, Araldo, infesto
Al tuo barbaro Re: di' ch'il tonante
Bronzo dell'Austria ha diroccato il muro,
Di' che per lui funesto
È il secondo trionfo, e ch'il Turbante
Sul superbo suo crin non è sicuro.
Di' che non è più oscuro
Il decreto del Ciel, di' che di scorni
E di perdite carco in Asia ei torni.
Di', ma che dir potrai,
Che non dica la Fama, alla cui tromba
Con stupore e con gioia applaude il Mondo?
Presto, presto vedrai
Come Belgrado al suo valor soccomba,
Valor, c'ha il Cielo all'opre sue secondo.
Vedrai nel suo profondo
Regno Cintia celarsi, e che il mortale
Colpo non scese al gran disegno uguale.
Già la Cretica Cuna
Toglie all'empio Ladron Giove sdegnato,
E chiama l'Adria, onde le sciolga il laccio.
Già propizia fortuna
La Messenia seconda. Ecco placato
Il Nume, e le offre, onde risorga, il braccio.
Già dall'osceno impaccio
Tolgonsi i sacri Tempj, e già son rese
Le Lune e le Meschite e Croci e Chiese.
Oh dell'Austriaco artiglio
Formidabil possanza, a cui concesse
Non finto Giove il fulminar su gli empj!
Nell'estremo periglio
Ei la Fede soccorse, e l'indefesse
Sue fatiche salvaro Altari e Tempj:
Or da sì rari esempj
Di valor, di pietà, di santo zelo
Vedesi che con CARLO è in lega il Cielo.
E del Cielo e d'Augusto
EUGENIO è il gran Ministro, e al sacro Alloro
Intreccia di sua mano altre Corone,
Onde il serto vetusto
Posa sul biondo crin con tal decoro,
Che tema insieme e riverenza impone,
E di Cristo Campione
Conoscer fa quanto sa oprar pugnando
Col braccio suo del gran CLEMENTE il brando.
Or di squadre rubelle
Fìdati, iniquo Trace, e Stati e Mura
Consegna a Genti al vero culto infide.
Già provi in Mar procelle,
Già non trovi per te terra sicura:
L'Adria t'incalza ed il German t'uccide.
Già si squarcia e divide
Il tirannico Impero, e già tu torni
Pirata d'Asia a i poveri soggiorni.
Sul Pannonico Campo
Di sangue Musulman l'erba rosseggia,
Ed ingombran gli estinti e l'Istro e il Savo.
Per te l'unico scampo
È l'usurpata Bizantina Reggia,
Ed ivi ancor sarai vassallo e schiavo.
Già il Valacco e il Moldavo
Sorgon (gettando i ceppi) arditi e forti
De' lor Sovrani a vendicar le morti.
Oh per il pio CLEMENTE
Secolo fortunato! Oh per l'invitto
CARLO, Austriaco Imperante, anni felici!
Dell'infido Oriente
Già prevedo per voi l'ardir sconfitto,
Già al Vangelo vegg'io tolti i nimici.
Colle lor posse ultrici
Già l'Ungarico calle ha EUGENIO aperto:
Questo si calchi ed il trionfo è certo.