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By Auteur inconnu

Conosco ben che la perversa sorte,

Sin dalla cuna ad atterrarmi intenta,

Non è ancor stanca, e che di nuovo tenta

Con stravaganza ria darmi la morte;

Onde il cor generoso, che sì forte

Già dimostrossi un tempo, or vede spenta

In sé l'alta fortezza, e si contenta

Di disserrare a vil pianto le porte.

Se avran poi queste mie lagrime amare

Fato diverso, e l'orride comete

In stelle cangeransi amiche e chiare,

Nol so: ma se, occhi miei, pianger dovete,

Fatelo adesso, ché mai più mirare

Duol maggior del presente non potrete.