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Anima mia dolente e sbigottita,
Conosci pur ch'il tuo perverso fato
Solo a' danni e martir' t'ha destinato,
Non a contenta e fortunata vita.
Misera, cessa di sperare aita
Nel tempo e nel pensar di mutar stato,
E credi che a' tuoi mali han congiurato
Amor tiranno e cruda sorte unita.
Non scorgi pur che quel dolce diletto,
Che per gran tempo già ti fu sì caro,
Vòlt'è in assenzio e di velen t'ha infetto?
Or, che puoi più cercar, s'aspro ed amaro
L'istesso ben ti sembra e a tuo dispetto
Divien acqua di Stige il fonte chiaro?