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By Bernardo Tasso

Laureo, da me più amato

dai vaghi pesciolin che non è l' onda,

che non è ramo o fronda

da l' arbuscel, che lo fan caro e grato

spiegar le sue vaghezze in colle o in prato,

la cui virtù riluce

per tutto qual di sol raggio, qualora

esce lucente fuora

de l' onde salse, e come fido duce

a la strada del Ciel l' alme conduce,

tu te ne parti, e porti,

lasso, di me la maggior parte teco,

ond' io n' andrò, qual cieco

che non ha chi lo guidi o lo conforti,

errando ognor per sentier lunghi e torti:

chi mi darà consiglio

in questo dubbio stato ove la ria

empia fortuna mia

m' ha spinto a forza, in così lungo essiglio

ch' ognor mi fa portar turbato il ciglio?

Deh, perché non poss' io,

dove con l' ali vo candide e belle,

quando lucon le stelle,

quando riscalda il sol, del pensier mio,

col corpo andarvi ancor come desio?

Che dolcemente l' ore

partirei teco in studi alti e lodati,

teco còrrei nei prati

de la filosofia qualche bel fiore

per corona dapoi farne al mio onore,

e t' udirei sovente

narrar del ciel e de' suoi varii aspetti

la virtute e gli effetti,

e qual stella lassuso è più possente

di far felice o misera la gente,

e d' ogn' altra scienza

di cui adorno, anzi hai sì pieno il petto,

tòrre d' alto intelletto

ogni rara e mirabile eccellenza,

e salir quinci a la divina essenza.

Tu con quel gran Tornone

il cui saver, la cui grandezza ammira

chiunque parla o spira

in prossima o lontana regione,

lieto, i saggi pensier parti e 'l sermone;

e con Villars, che sempre

nel di prudenza speglio si consiglia,

e cauto a meraviglia

provede che 'l suo onor tempo non stempre,

ma che mal grado suo fra noi s' insempre,

del governo de' regni

parli talor, de la giustizia umana,

de la fallace e vana

ambizion, che negli umani ingegni

serpe com' angue, e crea novi disegni,

novi di dominare

folli desiri, onde ne langue il mondo

di morti corpi immondo,

onde van l' acque già lucenti e chiare

di sangue tinte a far sanguigno il mare.

Deh, se non sono indegno

di tanto ben, portatemi ambi almeno

de' pensier vostri in seno,

ch' albergo non desio più ricco o degno,

né 'l mio picciol valore abbiate a sdegno.