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Laureo, da me più amato
dai vaghi pesciolin che non è l' onda,
che non è ramo o fronda
da l' arbuscel, che lo fan caro e grato
spiegar le sue vaghezze in colle o in prato,
la cui virtù riluce
per tutto qual di sol raggio, qualora
esce lucente fuora
de l' onde salse, e come fido duce
a la strada del Ciel l' alme conduce,
tu te ne parti, e porti,
lasso, di me la maggior parte teco,
ond' io n' andrò, qual cieco
che non ha chi lo guidi o lo conforti,
errando ognor per sentier lunghi e torti:
chi mi darà consiglio
in questo dubbio stato ove la ria
empia fortuna mia
m' ha spinto a forza, in così lungo essiglio
ch' ognor mi fa portar turbato il ciglio?
Deh, perché non poss' io,
dove con l' ali vo candide e belle,
quando lucon le stelle,
quando riscalda il sol, del pensier mio,
col corpo andarvi ancor come desio?
Che dolcemente l' ore
partirei teco in studi alti e lodati,
teco còrrei nei prati
de la filosofia qualche bel fiore
per corona dapoi farne al mio onore,
e t' udirei sovente
narrar del ciel e de' suoi varii aspetti
la virtute e gli effetti,
e qual stella lassuso è più possente
di far felice o misera la gente,
e d' ogn' altra scienza
di cui adorno, anzi hai sì pieno il petto,
tòrre d' alto intelletto
ogni rara e mirabile eccellenza,
e salir quinci a la divina essenza.
Tu con quel gran Tornone
il cui saver, la cui grandezza ammira
chiunque parla o spira
in prossima o lontana regione,
lieto, i saggi pensier parti e 'l sermone;
e con Villars, che sempre
nel di prudenza speglio si consiglia,
e cauto a meraviglia
provede che 'l suo onor tempo non stempre,
ma che mal grado suo fra noi s' insempre,
del governo de' regni
parli talor, de la giustizia umana,
de la fallace e vana
ambizion, che negli umani ingegni
serpe com' angue, e crea novi disegni,
novi di dominare
folli desiri, onde ne langue il mondo
di morti corpi immondo,
onde van l' acque già lucenti e chiare
di sangue tinte a far sanguigno il mare.
Deh, se non sono indegno
di tanto ben, portatemi ambi almeno
de' pensier vostri in seno,
ch' albergo non desio più ricco o degno,
né 'l mio picciol valore abbiate a sdegno.