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By Antonio Tebaldeo

Io vivo e non so come, essendo morta

quella che l'alma mia portata ha in cielo,

lassando il suo bel vel squarciato in terra.

Ond'io me maraveglio di me stesso

come io sia vivo senza quella parte

senza la qual non pò l'huom stare in vita.

O dolorosa e misera mia vita,

che per più longo affanno non sei morta,

comentiamo a contar de parte in parte

nostre fatiche aciò che intenda il cielo

che, per amar più altri cha me stesso,

questa passion crudel sostengo in terra.

Già queste membra afflicte poste in terra

e cum mia man m'arei tolta la vita,

se non che pietà prendo di me stesso.

E questa donna che anti tempo è morta

me dà speranza anchor d'aprirme il cielo,

del quale ella ne tien la miglior parte.

Già destructo è il mio corpo d'ogni parte

et ho il color de uno huom che esca di terra,

né mai trovossi o trova sotto il cielo

alcun che avesse più infelice vita,

che 'l mi convien seguire una che è morta

tal che non me ricordo di me stesso.

A pena riconosco hormai me stesso,

né m'è rimasta pure una sol parte

de l'antica sembianza, e veggio morta

belleza e legiadria caduta a terra,

poi che costei, di questa fragil vita

fugendo, è gita ad habitare in cielo.

Ma pria vedrassi il mar senza onde e il cielo

privo di stelle, e pria potrò me stesso

porre in oblio, che mai, né in morte o in vita,

si spenga del mio ardor la minor parte,

e pria vedremo senza fior' la terra:

ch'io l'amai viva e amola anchor morta.

Morta non è, ma viva, e gode in cielo:

ond'io ho la terra in odio e anchor me stesso,

ch'io non ho parte seco a l'altra vita.