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Hor ch'io credea de aver trovato il porto,
fuor di questa atra e torbida tempesta,
con la mia stanca e travagliata barca,
trovo che un scoglio da passar mi resta,
dove andar si convien legiero e acorto;
e la mia nave è di tal peso carca
che mai non ne fia scarca,
se una stella che in ciel di novo luce
non mi presta la luce
a uscir di questo mar largo e profondo
che ciascun chiama mondo,
che la più parte de' mortali atrista
cum sue false losinghe e dolce vista.
E chi no 'l crede, nel mio mal si spechi:
ché per firmare in cosa fral speranza
vivo in lamenti e in dolorosi affanni.
Né più cha lacrimar sempre m'avanza
e fra spine pongenti e duri stecchi,
nudo mi trovo e tardi de' soi inganni
m'aveggio e de' mei danni.
E di vergogna spesso impallidisco
nel viso e non ardisco
andar fra l'altre gente, e de martyri
mi pasco e di sospiri,
e vo per selve sol chiamando forte
la dispietata e inexorabil Morte.
Morte crudel, che 'l mio rico thesoro
tien chiuso in terra sol per mio dispetto
e ciascun vermo de le membra sacia:
dei piedi, de le mani e del bel petto
di questa donna ch'anchor morta adoro,
e di quel ch'io bramai averne gratia
per far mia voglia sacia.
Morte ingorda ha concesso a una vil fossa
che goda le nude ossa!
Ma tenga la terrena e mortal scorza,
che in l'alma non ha forza!
La qual, fugendo fuor del fragel velo
dove prima la venne, è gita al cielo.
E nel partir che fece, Legiadria
se n'andò seco, e qui rimase in terra
Belleza morta, ogni virtude al basso,
Amore ignudo e la mia vita in guerra,
Honestà in fondo, in bando Cortesia,
il mondo del suo sol privato e casso.
E sotto un duro sasso
restò coperto il più legiadro viso
che mai dal Paradiso
scendesse in questo Inferno oscuro e tetro.
O speranze di vetro,
o miseri mortali, o pensier' sciocchi,
ben nostra vita è un fumo e un batter d'occhi!
Non è più presto un pardo, né più leve,
né più veloce è nostra mente o il vento,
come il viver mortal vola e camina.
E una opra de molti anni e di gran stento,
se perde in picola hora e in spacio breve,
e come langue un fior còlto de spina
da sera a la matina,
cussì la vita humana inferma e stanca
de giorno in giorno manca.
E quando nui crediamo esser più longe,
alhor Morte ne gionge,
e spesso a mezo del camin n'asale,
né contra lei fare alcun schermo vale.
Canzon mia trista e afflicta,
perdonami se sei sì breve e corta,
ché 'l dolor non comporta
che più oltra scriva, e le parole e il canto
perdo per il gran pianto
che da gli occhi mi vien pensando a quella
che sola al mondo dir se puote bella.