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By Antonio Tebaldeo

Hor ch'io credea de aver trovato il porto,

fuor di questa atra e torbida tempesta,

con la mia stanca e travagliata barca,

trovo che un scoglio da passar mi resta,

dove andar si convien legiero e acorto;

e la mia nave è di tal peso carca

che mai non ne fia scarca,

se una stella che in ciel di novo luce

non mi presta la luce

a uscir di questo mar largo e profondo

che ciascun chiama mondo,

che la più parte de' mortali atrista

cum sue false losinghe e dolce vista.

E chi no 'l crede, nel mio mal si spechi:

ché per firmare in cosa fral speranza

vivo in lamenti e in dolorosi affanni.

Né più cha lacrimar sempre m'avanza

e fra spine pongenti e duri stecchi,

nudo mi trovo e tardi de' soi inganni

m'aveggio e de' mei danni.

E di vergogna spesso impallidisco

nel viso e non ardisco

andar fra l'altre gente, e de martyri

mi pasco e di sospiri,

e vo per selve sol chiamando forte

la dispietata e inexorabil Morte.

Morte crudel, che 'l mio rico thesoro

tien chiuso in terra sol per mio dispetto

e ciascun vermo de le membra sacia:

dei piedi, de le mani e del bel petto

di questa donna ch'anchor morta adoro,

e di quel ch'io bramai averne gratia

per far mia voglia sacia.

Morte ingorda ha concesso a una vil fossa

che goda le nude ossa!

Ma tenga la terrena e mortal scorza,

che in l'alma non ha forza!

La qual, fugendo fuor del fragel velo

dove prima la venne, è gita al cielo.

E nel partir che fece, Legiadria

se n'andò seco, e qui rimase in terra

Belleza morta, ogni virtude al basso,

Amore ignudo e la mia vita in guerra,

Honestà in fondo, in bando Cortesia,

il mondo del suo sol privato e casso.

E sotto un duro sasso

restò coperto il più legiadro viso

che mai dal Paradiso

scendesse in questo Inferno oscuro e tetro.

O speranze di vetro,

o miseri mortali, o pensier' sciocchi,

ben nostra vita è un fumo e un batter d'occhi!

Non è più presto un pardo, né più leve,

né più veloce è nostra mente o il vento,

come il viver mortal vola e camina.

E una opra de molti anni e di gran stento,

se perde in picola hora e in spacio breve,

e come langue un fior còlto de spina

da sera a la matina,

cussì la vita humana inferma e stanca

de giorno in giorno manca.

E quando nui crediamo esser più longe,

alhor Morte ne gionge,

e spesso a mezo del camin n'asale,

né contra lei fare alcun schermo vale.

Canzon mia trista e afflicta,

perdonami se sei sì breve e corta,

ché 'l dolor non comporta

che più oltra scriva, e le parole e il canto

perdo per il gran pianto

che da gli occhi mi vien pensando a quella

che sola al mondo dir se puote bella.