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Cinto dall'ombre appiè d'erta montagna
Sospirar s'ode il Pellegrin talora,
Perché lunga è la notte; e oh qual si lagna
Che comparir non vede il giorno ancora!
Poi cangia in gioia il duolo, allor che il bagna
Colle rugiade la nascente aurora,
E più in mirar la florida campagna,
Quando è sparsa di luce e il Sol l'indora.
Tal io lunga provai, torbida e nera
Notte infelice delle mie sventure,
Appiè del monte, in cui Fortuna impera.
Poi quel Sol mi additò le vie sicure,
Il cui raggio immortal non avrà sera
Nella memoria dell'età future.