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Gode giorni tranquilli, ore di pace,
O nel meriggio o nella fresca aurora,
Il Villanello al prato, e pur talora
Quella rozza fortuna a lui non piace.
Gode il Ricco fra gli agi, e sen compiace,
Ma l'ingordo suo cor, non sazio ancora,
A più tesori anela, e lo divora
La tropp'avida sua cura mordace.
Oh a quanti è poca una potenza vasta!
Oh a quanti diede il Ciel sin dalla cuna
Le Corone e gl'Imperj, e lor non basta!
Vuole il destin, che le miserie aduna
E che stabil contento all'uom contrasta,
Che mai pago e' non sia di sua fortuna.