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By Niccolò da Correggio

Sonora cetra, se a madonna dòle

che per il roder mio di te sia priva,

laudar me ne déi tu, che viva viva

giongevi al fin che spesso un servo suole.

Odi a diffesa mia queste parole:

bello sempr'è quel fin che infamia schiva;

oggi il tuo successore in corte ariva,

e però in su il favor morir si vòle.

La dice il ver, che le imagine io rodo,

ma te non rosi mai senz'arte e ingegno,

se ben de averti per sepulcro io godo;

ma di lasciarti lei facto il dissegno,

per onor de ambi dui trovai tal modo,

che instabil lei non pare, e tu non degno.