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Pien di fede e d'amore,
Eolo, a te ricorro umile e piano,
o sublime, o sovrano,
superbo, altero, invitto re dei venti,
pregandoti di cuore
che gli aspri rei lamenti
ascolti, che non pur fanno i mortali,
ma bestie e fiere, uccelli ed animali,
per le gran scosse d'acqua e gran rovesci,
che manda il ciel con nostra doglia immensa;
il qual forse si pensa
che noi siam doventati anitre o pesci;
ma se tu non rïesci,
e galantuomo e presto,
noi possiam dir d'aver fatto del resto;
ma se vuoi dare aiuto,
com'egli è tuo dovuto,
non lasciar più la briglia o 'l freno in mano
all'Austro, a Favonio, a Coro, a Noto,
c'hanno quasi il mar vòto,
ed allagato in terra il monte e 'l piano;
ma sguinzaglia e scatena tramontano,
che coll'usata sua stupenda forza
stingue intrafattafin, non pure ammorza,
degli altri venti la rabbia e 'l furore.
All'apparir tuo muore,
o ventavol gentile,
tutto il valor de' nugoli e nebbioni.
Mettiti, mangiafango, omai gli sproni
e ripiglia la sferza,
e te medesmo poscia sprona e sferza;
acciò che con maggiore e più gran furia,
soffiando alteramente,
vendicar possa, colla nostra ingiuria,
il tuo sì fatto scorno
contro a quei di ponente
e que' venti plebei di mezzogiorno,
ch'al tuo primo apparir volgon la faccia.
Dà lor, dà lor la caccia;
falli fuggir, rinchiudili 'n un forno;
acciò che mai ritorno
non possin per due mesi
fare in questi paesi, il meno, il meno.
Già lucido e sereno
mi par l'aer vedere, o chiaro il giorno,
e lieti insieme attorno,
senza imbrattarsi, andar bestie e persone.
Questa è la tua stagione,
o famoso rovaio:
furon tuoi sempre dicembre e gennaio,
non di libeccio e di marin poltrone.
Ma tu se' un fagnone,
e stai sodo al macchione,
poi questa state ci darai il mattone,
come spesso far suoi.
Deh!, s'Amor faccia i tuoi
desir sempre contenti,
o se i miei preghi senti,
o s'altro Ulisse forse,
altri lacci di nuovo avendo teso,
là sotto le fredde Orse
non ti ha tradito e preso
e negli otri rinchiuso;
o se per altra via non t'è conteso
tua libertà, secondo l'antico uso,
vienne, mostrando la tua furia pazza,
e l'aer tutto spazza
da' vapor grossi, ond'ora è pinzo e pieno;
acciò che possa l'angel mio terreno,
tornato il tempo bello a mano a mano,
venirsi a star queste feste a Ligliano.