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By Anton Francesco Grazzini

Pien di fede e d'amore,

Eolo, a te ricorro umile e piano,

o sublime, o sovrano,

superbo, altero, invitto re dei venti,

pregandoti di cuore

che gli aspri rei lamenti

ascolti, che non pur fanno i mortali,

ma bestie e fiere, uccelli ed animali,

per le gran scosse d'acqua e gran rovesci,

che manda il ciel con nostra doglia immensa;

il qual forse si pensa

che noi siam doventati anitre o pesci;

ma se tu non rïesci,

e galantuomo e presto,

noi possiam dir d'aver fatto del resto;

ma se vuoi dare aiuto,

com'egli è tuo dovuto,

non lasciar più la briglia o 'l freno in mano

all'Austro, a Favonio, a Coro, a Noto,

c'hanno quasi il mar vòto,

ed allagato in terra il monte e 'l piano;

ma sguinzaglia e scatena tramontano,

che coll'usata sua stupenda forza

stingue intrafattafin, non pure ammorza,

degli altri venti la rabbia e 'l furore.

All'apparir tuo muore,

o ventavol gentile,

tutto il valor de' nugoli e nebbioni.

Mettiti, mangiafango, omai gli sproni

e ripiglia la sferza,

e te medesmo poscia sprona e sferza;

acciò che con maggiore e più gran furia,

soffiando alteramente,

vendicar possa, colla nostra ingiuria,

il tuo sì fatto scorno

contro a quei di ponente

e que' venti plebei di mezzogiorno,

ch'al tuo primo apparir volgon la faccia.

Dà lor, dà lor la caccia;

falli fuggir, rinchiudili 'n un forno;

acciò che mai ritorno

non possin per due mesi

fare in questi paesi, il meno, il meno.

Già lucido e sereno

mi par l'aer vedere, o chiaro il giorno,

e lieti insieme attorno,

senza imbrattarsi, andar bestie e persone.

Questa è la tua stagione,

o famoso rovaio:

furon tuoi sempre dicembre e gennaio,

non di libeccio e di marin poltrone.

Ma tu se' un fagnone,

e stai sodo al macchione,

poi questa state ci darai il mattone,

come spesso far suoi.

Deh!, s'Amor faccia i tuoi

desir sempre contenti,

o se i miei preghi senti,

o s'altro Ulisse forse,

altri lacci di nuovo avendo teso,

là sotto le fredde Orse

non ti ha tradito e preso

e negli otri rinchiuso;

o se per altra via non t'è conteso

tua libertà, secondo l'antico uso,

vienne, mostrando la tua furia pazza,

e l'aer tutto spazza

da' vapor grossi, ond'ora è pinzo e pieno;

acciò che possa l'angel mio terreno,

tornato il tempo bello a mano a mano,

venirsi a star queste feste a Ligliano.